La vicenda giudiziaria di Punta Perotti si arricchisce di un nuovo capitolo. La terza sezione civile del Tribunale di Bari ha condannato il Comune a risarcire la Iema, società oggi in liquidazione e tra le proprietarie dei terreni, con 816.477 euro, oltre agli interessi, per i danni legati alla trasformazione dei suoli.
Una cifra molto distante dai circa 10 milioni di euro richiesti dalla società, che aveva contestato il mancato godimento dei terreni dopo la revoca della confisca.
Il punto di partenza della controversia è il 15 novembre 2010, quando venne revocata la confisca dei terreni, già definita arbitraria dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo.
Secondo la Iema, da quel momento il Comune avrebbe dovuto restituire formalmente i suoli, cosa che, secondo la società, non sarebbe mai avvenuta. L’impresa aveva quindi rivendicato un risarcimento per il mancato utilizzo dei terreni, compresi quelli destinati alle opere di urbanizzazione e alla cessione gratuita all’amministrazione.
I giudici hanno però ricostruito diversamente la questione del possesso. Nella sentenza si legge che il Comune aveva effettuato una regolare offerta di consegna, mentre il successivo rifiuto della Iema viene definito illegittimo e pretestuoso. Per il Tribunale, tale comportamento avrebbe impedito il recupero del godimento dei terreni.
La vicenda riguarda l’area situata davanti alla spiaggia di Pane e Pomodoro, dove il Comune aveva realizzato il Parco della Legalità, inaugurato nel marzo 2008.
La trasformazione dell’area è ora al centro della quantificazione del danno riconosciuto alla società. Il Tribunale ha infatti individuato nella trasformazione morfologica dei suoli un pregiudizio risarcibile, stabilendo un importo di 816.477 euro, oltre agli interessi.
La sentenza rappresenta così un ulteriore tassello di una vicenda giudiziaria che si trascina da anni e che ha coinvolto proprietà, confisca, restituzione dei terreni e trasformazione urbanistica dell’area di Punta Perotti.
La pronuncia del Tribunale di Bari interviene quindi su una delle questioni rimaste aperte dopo la revoca della confisca, definendo sia l’entità del danno riconosciuto alla Iema sia la controversa questione della mancata riconsegna dei terreni.
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