Non si sarebbe trattato esclusivamente di un’attesa per sottoporsi a un esame diagnostico, ma di un percorso sanitario che avrebbe previsto un periodo prolungato di controllo delle condizioni del paziente. È quanto sostiene la direzione del Policlinico di Bari, intervenuta per chiarire la vicenda del 69enne Vincenzo Rutigliano, rimasto per circa undici ore nel pronto soccorso dopo un incidente in bicicletta.
La struttura ospedaliera ha diffuso una comunicazione ufficiale per ricostruire le diverse fasi dell’assistenza, facendo riferimento alla documentazione clinica e alla relazione della direttrice della Medicina d’emergenza e urgenza.
Secondo quanto precisato dall’ospedale, otto ore della permanenza sarebbero state dedicate all’osservazione del paziente, necessaria per individuare eventuali complicazioni successive al trauma riportato nella caduta.
Il 69enne, trasportato al pronto soccorso attraverso il servizio di emergenza 118, avrebbe ricevuto un codice azzurro, attribuito sulla base delle condizioni riscontrate al momento della valutazione sanitaria.
Gli accertamenti iniziali avrebbero evidenziato un trauma cranico di lieve entità, con valori vitali regolari e senza manifestazioni cliniche indicative di un peggioramento.
La direzione sanitaria ha spiegato che, in situazioni di questo tipo, il monitoraggio permette di verificare l’eventuale comparsa di disturbi come mal di testa e vomito, oltre a considerare elementi di rischio legati anche all’età del paziente.
La Tac sarebbe stata quindi eseguita al termine della fase di osservazione, fornendo gli elementi diagnostici necessari per completare la valutazione. Successivamente, l’uomo sarebbe stato dimesso e autorizzato a rientrare nella propria abitazione con codice verde.
La denuncia del 69enne dopo la caduta in bicicletta
La vicenda era emersa attraverso una lettera inviata dal cittadino barese al presidente della Repubblica e al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Il contenuto della segnalazione era stato reso noto dall’Ansa.
L’episodio risale al 28 ottobre, quando Rutigliano si era recato al pronto soccorso del Policlinico di Bari in seguito a una caduta dalla bicicletta.
Nella propria ricostruzione, il 69enne aveva riferito di essere arrivato nella struttura intorno alle 12.30 e di essere stato sottoposto rapidamente alla valutazione iniziale. Da quel momento, secondo il suo racconto, sarebbe cominciata una permanenza particolarmente difficile.
L’uomo aveva descritto diverse ore trascorse seduto su una panchina metallica, in attesa di conoscere gli sviluppi del proprio percorso sanitario. Soltanto intorno alle 21 sarebbe stato sottoposto alla tomografia computerizzata.
La permanenza complessiva in pronto soccorso si sarebbe conclusa intorno alle 00.30, circa dodici ore dopo l’arrivo indicato nella lettera.
Il paziente aveva inoltre raccontato di aver chiesto informazioni sui tempi dell’assistenza insieme ad altre persone presenti nella struttura. Secondo quanto riferito nella segnalazione, un addetto alla vigilanza avrebbe spiegato che un unico medico era impegnato nella gestione delle visite e delle dimissioni.
Rutigliano aveva anche sostenuto di aver tentato di utilizzare un numero verde indicato all’interno dell’ospedale per presentare eventuali reclami, senza riuscire a mettersi in contatto con il servizio.
Il Policlinico respinge l’accusa di tortura
Uno degli aspetti più controversi della vicenda riguarda le parole utilizzate dal 69enne per descrivere la propria esperienza.
Nella lettera, il cittadino aveva parlato di sofferenze fisiche e psicologiche, arrivando a definire quanto vissuto una forma di «vera e propria tortura».
Una qualificazione che la direzione del Policlinico di Bari ha respinto con decisione, sottolineando la necessità di distinguere i tempi di osservazione medica da quelli riconducibili a un’attesa priva di assistenza.
Secondo l’ospedale, il periodo trascorso prima dell’esame radiologico sarebbe stato parte integrante delle procedure previste per garantire una dimissione sicura, nel rispetto delle indicazioni cliniche internazionali.
I vertici della struttura hanno inoltre evidenziato come l’utilizzo del termine tortura rischi di colpire ingiustamente il personale sanitario, impegnato quotidianamente nella gestione delle emergenze e nell’assistenza ai pazienti, anche in presenza di condizioni organizzative complesse.
La direzione ha comunque riconosciuto il diritto dei cittadini a ricevere chiarimenti sui tempi e sulle modalità delle prestazioni sanitarie, ribadendo la disponibilità a fornire spiegazioni pubbliche sul funzionamento del percorso assistenziale.
La risposta del Quirinale e le verifiche della Regione Puglia
La segnalazione del 69enne non è rimasta circoscritta all’ambito ospedaliero. Dopo aver scritto alle istituzioni, il cittadino avrebbe ricevuto una comunicazione dalla Presidenza della Repubblica.
In particolare, il 5 novembre il Quirinale avrebbe informato Rutigliano dell’inoltro della lettera agli uffici regionali competenti in materia sanitaria, affinché potessero essere effettuate le valutazioni del caso.
Sulla vicenda è intervenuto anche Donato Pentassuglia, assessore alla Salute e al benessere della Regione Puglia, che ha assicurato l’intenzione di fornire una risposta al cittadino dopo gli approfondimenti necessari.
Tra gli elementi da verificare figurerebbe il numero di pazienti con priorità elevata, in particolare quelli classificati con codice rosso e arancione, presenti nel pronto soccorso nella giornata interessata.
L’assessore ha riconosciuto che una permanenza di undici ore rappresenta una situazione problematica, manifestando dispiacere per quanto segnalato dal paziente.
Pentassuglia ha inoltre richiamato l’attenzione sulle difficoltà che interessano il sistema dell’emergenza sanitaria, con particolare riferimento alla carenza di medici nei pronto soccorso.
Nonostante l’attivazione di procedure concorsuali per il reclutamento di nuovi professionisti, il numero di candidati disponibili continuerebbe a essere insufficiente rispetto alle esigenze delle strutture.
Tempi di assistenza e sicurezza dei pazienti al centro della vicenda
Il caso del Policlinico di Bari mette a confronto due ricostruzioni differenti della stessa esperienza: da una parte il disagio denunciato dal cittadino, dall’altra le precisazioni dell’azienda ospedaliera sulla necessità di proseguire l’osservazione clinica prima degli accertamenti conclusivi.
Il punto centrale riguarda la distinzione tra il tempo trascorso fisicamente in pronto soccorso e quello effettivamente impiegato per il monitoraggio sanitario.
La documentazione richiamata dal Policlinico indica che una parte significativa della permanenza sarebbe stata destinata alla sorveglianza delle condizioni neurologiche del paziente, mentre la lettera del 69enne evidenzia soprattutto le difficoltà vissute durante quelle ore e la percezione di una mancanza di informazioni.
Le verifiche annunciate dalla Regione potranno contribuire a chiarire ulteriormente le circostanze dell’episodio, anche alla luce dell’afflusso di pazienti e delle risorse professionali disponibili nella giornata del 28 ottobre.
Resta confermata, secondo la ricostruzione fornita dalla struttura sanitaria, la conclusione del percorso con l’esecuzione della Tac e la successiva dimissione del paziente al proprio domicilio.
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