Nel pomeriggio di oggi, 23 ottobre, il centro di Bari sarà protagonista di una nuova manifestazione promossa dai movimenti pro Palestina. Il corteo, con partenza fissata alle 14.30 da piazza Umberto I, interesserà diverse vie del quartiere Murattiano prima di dirigersi verso l’area portuale.
Le autorità locali hanno disposto il divieto di circolazione lungo l’intero percorso del corteo, che ha coinvolto in particolare via Nicolai, via De Rossi, corso Vittorio Emanuele II, piazza Massari, piazza Federico II di Svevia, corso De Tullio e il Varco Dogana. La decisione è stata adottata per garantire la sicurezza e il regolare svolgimento dell’iniziativa.
La protesta è stata organizzata per denunciare i collegamenti marittimi tra il porto di Bari e Israele, in particolare quelli che, secondo gli attivisti, rientrerebbero nella rotta regolare tra Bari e Gioia Tauro, con destinazione finale i porti israeliani di Ashdod e Haifa.
Secondo quanto riportato dagli organizzatori sui social, a partire da agosto 2025, sarebbero state almeno cinque le navi cargo transitate dallo scalo barese, parte del cosiddetto “servizio navetta” tra i due porti italiani, che poi proseguirebbero verso Israele.
Gli attivisti, attraverso un’istanza formale all’Agenzia delle Dogane, chiedono chiarezza sulla natura delle merci movimentate. L’obiettivo dichiarato è verificare se attraverso il porto vengano trasportati materiali bellici o beni a duplice uso, potenzialmente destinati a zone di conflitto. Una simile eventualità, secondo i promotori, violerebbe gli obblighi internazionali in materia di prevenzione del genocidio e le norme che impongono agli Stati di non collaborare con entità soggette a mandati di arresto per crimini contro l’umanità.
Particolarmente critico il giudizio degli organizzatori sulla tregua annunciata a livello internazionale. Secondo il comunicato dei movimenti, la cosiddetta pausa umanitaria – promossa dal Presidente statunitense Donald Trump e sostenuta in Italia dal Governo guidato da Giorgia Meloni – si sarebbe rivelata inefficace e sistematicamente violata.
Viene inoltre denunciata la chiusura del valico di Rafah e l’interruzione degli aiuti umanitari diretti alla popolazione di Gaza, fatti che i manifestanti attribuiscono a responsabilità dirette dell’esercito israeliano, in contrasto con le versioni ufficiali che chiamerebbero in causa Hamas.
“È nostro dovere continuare a mobilitarci e chiedere trasparenza”, dichiarano i portavoce del movimento, ribadendo l’impegno a scendere in piazza ogni volta che venga meno il rispetto del diritto internazionale.
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