Pappagalli nelle campagne baresi, piano regionale contro i danni ai mandorleti

La Regione Puglia avvia interventi di monitoraggio e contenimento per fermare l’espansione dei parrocchetti monaci

Le campagne della provincia di Bari fanno i conti con una crescente emergenza legata alla presenza dei parrocchetti monaci, piccoli pappagalli verdi che negli ultimi anni si sono diffusi rapidamente tra centri urbani e aree agricole. Quella che inizialmente appariva come una curiosità esotica si è trasformata in un problema concreto per il comparto agricolo, in particolare per le coltivazioni di mandorle.

I volatili, infatti, si nutrono dei frutti direttamente sugli alberi: riescono a rompere il guscio delle mandorle ed estrarre il seme, lasciando gran parte del raccolto inutilizzabile. Una situazione che sta creando forti preoccupazioni tra gli agricoltori del Barese, territorio che rappresenta una delle principali aree italiane dedicate alla produzione mandorlicola.

La provincia di Bari concentra oltre il 63% della superficie pugliese coltivata a mandorlo, un settore strategico per l’economia agricola regionale. In tutta la Puglia la produzione raggiunge circa 264mila quintali, numeri che evidenziano il peso economico delle colture colpite dall’invasione dei parrocchetti.

Per affrontare il fenomeno, la Regione Puglia ha approvato un piano di contenimento sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Bioscienze dell’Università “Aldo Moro” di Bari. Il progetto punta al monitoraggio della specie e alla riduzione della sua presenza nelle aree maggiormente colpite.

L’espansione dei parrocchetti monaci avrebbe avuto origine anni fa da un primo nucleo presente a Molfetta. Nel tempo la specie si è progressivamente diffusa lungo la costa e nell’entroterra, raggiungendo numerosi comuni della provincia barese come Bisceglie, Giovinazzo, Bitonto, Bitetto, Palo del Colle, Binetto e Grumo Appula, fino alle aree rurali dell’Alta Murgia.

Tra le misure previste dal piano regionale c’è la rimozione dei nidi, strutture molto grandi e spesso costruite su alberi e infrastrutture urbane. Gli interventi saranno autorizzati nei casi in cui la presenza degli animali rappresenti un rischio per l’agricoltura o per la sicurezza.

Secondo le linee guida illustrate da Coldiretti Puglia, le operazioni prevedranno anche la gestione delle uova e dei nidiacei attraverso procedure indicate dagli organismi competenti. La Regione punta inoltre a formare entro maggio 2026 una squadra di operatori specializzati autorizzati a intervenire sul territorio con sistemi di cattura e altre tecniche di contenimento selettivo.

Redazione

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