Nuovo collaboratore di giustizia svela i segreti dei clan di Noicattaro

Giuseppe Patruno, coinvolto nel blitz del 20 ottobre, rompe il silenzio: rivelazioni cruciali sui traffici illeciti e le gerarchie dei gruppi criminali

Un nuovo tassello si aggiunge alla lotta contro la criminalità organizzata a Bari: Giuseppe Patruno, 34 anni, arrestato nell’aprile scorso, ha deciso di collaborare con la magistratura. La sua testimonianza, che sarà formalmente acquisita nell’udienza preliminare fissata per il 20 ottobre, potrebbe rivelarsi determinante per l’inchiesta che coinvolge 69 presunti affiliati ai clan Misceo e Annoscia, da anni in conflitto per il controllo delle piazze di spaccio a Noicattaro e nei comuni limitrofi.

Soprannominato “crocchetta” o “panzerotto”, Patruno è uno dei volti noti dell’organizzazione e ha già fornito alle autorità informazioni su dinamiche interne, ruoli di comando e traffici illeciti gestiti dal sodalizio criminale. Il blitz che lo ha visto coinvolto ha svelato un sistema di spaccio ben strutturato, che si serviva di telefoni cellulari intestati a cittadini stranieri e di videocamere piazzate in punti strategici per monitorare le attività.

L’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, supportata dalla Guardia di Finanza, ha ricostruito l’intera rete del narcotraffico attiva 24 ore su 24. Le sostanze stupefacenti venivano acquistate dai gruppi criminali dei Palermiti di Japigia e Madonnella, per poi essere trasportate a Noicattaro, base operativa dello spaccio. Da lì, la droga veniva smistata ad Adelfia, Capurso, Triggiano, ma anche in aree più distanti come Gioia del Colle e Fasano.

Le direttive partivano direttamente dalle celle delle carceri, dove i capi continuavano a impartire ordini attraverso dispositivi mobili introdotti clandestinamente. La rete comunicativa si basava su linguaggio criptico e codici verbali, mentre la consegna della merce avveniva con metodi tradizionali ma efficaci, come il “calo” dei cestini dai balconi.

Tra gli imputati principali figurano i due boss storici della zona: da un lato il capo clan Misceo, dall’altro Giuseppe Annoscia, conosciuto come “Schpidd” e soprannominato “il sanguinario di Poggiallegro”, per la sua spietatezza nei regolamenti di conti. La rivalità tra le due fazioni avrebbe alimentato tensioni e violenze, aggravando il clima di intimidazione nei quartieri coinvolti.

L’attesa per le dichiarazioni del nuovo collaboratore di giustizia è alta: la sua collaborazione potrebbe aprire nuovi scenari investigativi e contribuire in modo significativo a smantellare la struttura delle organizzazioni criminali ancora attive sul territorio. Le autorità puntano a spezzare definitivamente il legame tra i clan e il controllo capillare delle piazze di spaccio nella provincia barese.

Redazione

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