Ecosistema urbano 2026, Bari risale al 71° posto: luci e ombre sull’ambiente

Il capoluogo pugliese migliora la propria posizione nella classifica di Legambiente, ma restano criticità nella gestione dei rifiuti, nelle perdite idriche e nella mobilità sostenibile. Nessuna città pugliese raggiunge la media nazionale

La sostenibilità delle città pugliesi continua a presentare risultati contrastanti, tra progressi nella gestione del territorio e problemi strutturali ancora irrisolti. È quanto emerge dal rapporto Ecosistema Urbano 2026, elaborato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che analizza le prestazioni ambientali dei 106 capoluoghi italiani attraverso diversi indicatori.

Nel panorama regionale, Bari conquista la 71ª posizione nazionale con un punteggio complessivo del 50,26%, evidenziando un miglioramento nella graduatoria. Il risultato, tuttavia, rimane inferiore alla media italiana, fissata al 55,72%.

La situazione riguarda l’intera Puglia: nessuno dei cinque capoluoghi considerati dall’indagine riesce a raggiungere il valore medio nazionale. A ottenere il risultato migliore è Lecce, 56ª con il 54,79%, seguita da Bari. Più distanti Brindisi, che occupa l’86ª posizione con il 46,78%, Taranto, 94ª con il 40,78%, e Foggia, 95ª con il 40,63%.

Il quadro restituisce una regione caratterizzata da differenze significative tra i territori, soprattutto per quanto riguarda raccolta differenziata, trasporto pubblico, disponibilità di verde e gestione delle risorse idriche.

Energie rinnovabili e consumo di suolo, i risultati migliori di Bari

Tra gli aspetti più favorevoli emersi dall’indagine figura la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili negli immobili pubblici. Bari si colloca al primo posto in Puglia per potenza installata su edifici comunali e altre strutture pubbliche, con 4,17 chilowatt ogni mille residenti.

Un valore superiore a quello degli altri capoluoghi regionali: Lecce raggiunge 2,45 chilowatt, Foggia 2,06, Taranto 0,54 e Brindisi appena 0,27 chilowatt ogni mille abitanti.

Anche il contenimento dell’espansione urbana rappresenta un elemento positivo. Tra il 2019 e il 2024, l’incremento del suolo consumato a Bari è stato di 1,9 metri quadrati per residente, una variazione contenuta rispetto a quella registrata nelle altre principali città pugliesi.

Nello stesso periodo, infatti, Brindisi ha evidenziato un aumento di 22,8 metri quadrati per abitante, Foggia di 15,3, Taranto di 10,5 e Lecce di 5,7.

Per l’indicatore relativo all’utilizzo efficiente del territorio, Bari ottiene un punteggio di 8 su 10, confermando una prestazione favorevole sul fronte del contenimento del consumo di suolo.

Raccolta differenziata sotto gli obiettivi e perdite idriche elevate

Le maggiori difficoltà del capoluogo barese emergono dall’analisi dei servizi ambientali, in particolare dalla gestione dei rifiuti e dalla distribuzione dell’acqua potabile.

Ogni residente produce mediamente 529 chilogrammi di rifiuti urbani all’anno, mentre la quota destinata alla raccolta differenziata raggiunge il 49%. Il dato resta lontano dall’obiettivo normativo del 65% e dalla media dei capoluoghi italiani, pari al 66,15%.

A livello regionale, soltanto Lecce supera tale soglia, arrivando al 71,2%. Le altre città mostrano percentuali inferiori: Brindisi si ferma al 45,1%, Taranto al 30,3% e Foggia al 24,4%.

Un’altra questione riguarda l’efficienza della rete acquedottistica. A Bari il consumo giornaliero di acqua è pari a 136 litri per abitante, ma il 34,7% delle risorse immesse nella rete viene disperso prima di raggiungere gli utenti.

La situazione più critica si registra a Taranto, dove le perdite arrivano al 48%. Seguono Foggia con il 24,2%, Brindisi con il 23,7% e Lecce con il 17,9%.

Per il trattamento delle acque reflue, il rapporto indica inoltre un valore della domanda chimica di ossigeno, parametro utilizzato per valutare il carico di sostanze ossidabili presenti nell’acqua, pari a 26,50 milligrammi per litro in uscita dall’impianto di depurazione barese.

Trasporto pubblico e mobilità privata, Bari supera le altre città pugliesi

La mobilità costituisce un ulteriore ambito nel quale emergono differenze tra Bari e gli altri centri della regione.

Nel capoluogo si registrano 88 viaggi annuali sui mezzi pubblici per residente, un risultato superiore a quello degli altri quattro capoluoghi pugliesi, ma ancora distante dalla media nazionale di 103 spostamenti.

A Taranto vengono rilevati 39 viaggi per abitante, a Lecce 18, a Brindisi 14 e a Foggia soltanto 8.

L’offerta di trasporto pubblico a Bari raggiunge 32 vetture-chilometro annue per residente, mentre il ricorso ai mezzi privati rimane significativo.

La città conta infatti 61 automobili e 13 motocicli ogni cento abitanti. Il numero di vetture risulta analogo a quello di Taranto, ma inferiore ai livelli di Lecce, dove si arriva a 75 automobili ogni cento residenti, Brindisi con 67 e Foggia con 66.

Per quanto riguarda gli spazi riservati alla mobilità dolce, Bari dispone di 56,4 metri quadrati di aree pedonali e 95 metri quadrati di zone a traffico limitato ogni cento abitanti.

La rete ciclabile presenta un’estensione di 18,3 metri lineari ogni cento residenti. Considerando l’indicatore che pondera le diverse tipologie di infrastrutture per biciclette, il valore scende a 5,9 metri equivalenti ogni cento abitanti.

Nel confronto regionale, Lecce raggiunge 10,7 metri equivalenti, Brindisi 5,6 e Taranto 1,7.

Qualità dell’aria e verde pubblico, i dati del capoluogo

Il monitoraggio atmosferico fornisce ulteriori elementi per valutare le condizioni ambientali della città.

La concentrazione media di biossido di azoto rilevata a Bari è pari a 20 microgrammi per metro cubo, mentre per le polveri sottili vengono registrati 21 microgrammi per metro cubo di Pm10 e 11 microgrammi per metro cubo di Pm2,5.

L’indagine segnala inoltre 20 giornate di superamento dei valori di riferimento per l’ozono nell’arco dell’anno.

Sul versante del patrimonio vegetale urbano, la disponibilità di alberi pubblici si attesta a dieci esemplari ogni cento residenti.

Le superfici verdi accessibili raggiungono invece 8,7 metri quadrati per abitante, un valore che evidenzia margini di miglioramento nella dotazione di parchi, giardini e altri spazi naturali fruibili.

Tra gli altri capoluoghi pugliesi, Brindisi registra 12,3 metri quadrati di verde accessibile per residente, Taranto 10,4, Lecce 9,9 e Foggia 6,5.

La disponibilità di aree verdi assume particolare rilevanza anche in relazione alla capacità delle città di contrastare gli effetti delle temperature elevate e di favorire l’assorbimento delle precipitazioni.

Cambiamenti climatici, cresce l’attenzione sulla prevenzione dei rischi

Accanto agli indicatori ambientali, il dibattito regionale si concentra sempre più sulla necessità di preparare i territori alle conseguenze dei fenomeni meteorologici intensi.

Un episodio significativo si è verificato il 21 ottobre 2026 a Monopoli, dove un violento nubifragio ha provocato allagamenti in diverse zone della città e nei territori limitrofi.

Le precipitazioni hanno causato infiltrazioni anche nel piano interrato dell’ospedale Monopoli-Fasano. La situazione è stata gestita senza determinare la sospensione delle attività sanitarie.

Pochi giorni prima, il 14 ottobre, i rappresentanti regionali di Legambiente Puglia, Acli e Arci avevano incontrato l’assessora regionale all’Ambiente e al Clima, Debora Ciliento, per affrontare il tema della pianificazione degli interventi di adattamento climatico.

Durante il confronto, le organizzazioni hanno richiesto un’accelerazione nell’attuazione della Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici e la costituzione di un tavolo politico permanente tra i diversi assessorati.

Tra le priorità individuate figurano la riduzione delle superfici impermeabilizzate, il rafforzamento delle infrastrutture verdi, la manutenzione e l’efficientamento delle reti idriche e il potenziamento dei sistemi di trasporto sostenibile.

L’obiettivo indicato dalle associazioni è favorire una programmazione territoriale capace di intervenire preventivamente sui fattori di vulnerabilità, riducendo la dipendenza dalle misure adottate esclusivamente in seguito alle emergenze.

Ecosistema urbano 2026, le sfide ambientali per Bari e la Puglia

Il posizionamento di Bari nella classifica nazionale evidenzia un recupero sul piano delle prestazioni ambientali, accompagnato però da criticità che continuano a incidere sulla qualità dei servizi e sulla sostenibilità urbana.

I risultati più favorevoli riguardano la diffusione delle energie rinnovabili negli edifici pubblici e il contenimento del consumo di suolo. Restano invece aperte le questioni relative alla dispersione delle risorse idriche, alla raccolta differenziata, alla disponibilità di verde e all’utilizzo del trasporto collettivo.

Nel confronto con gli altri capoluoghi pugliesi, Bari occupa la seconda posizione regionale, alle spalle di Lecce, mentre l’intera Puglia continua a collocarsi al di sotto della media nazionale.

Il rapporto Ecosistema Urbano 2026 delinea quindi un quadro nel quale il miglioramento delle infrastrutture ambientali, la gestione efficiente delle risorse e l’adattamento ai cambiamenti climatici rappresentano i principali ambiti di intervento per le amministrazioni locali.

Redazione

Seguici su

Aggiungi baritomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Due giornate di formazione dedicate alla tavola Etran nell'ambito del progetto Dama, per migliorare l'assistenza...
Dalla gestione delle emergenze climatiche alla difesa del reddito agricolo, le Regioni italiane definiscono le...
Il presidente Vito D’Ingeo ringrazia le forze dell’ordine dopo le proteste del 17 ottobre e...

Altre notizie