Lecce, cliente trattenuto e aggredito dopo un incontro: condannata 37enne

Sei anni di carcere e 2mila euro di multa per una donna di Bari. Il giudice ha modificato l'accusa di sequestro a scopo estorsivo. Un'altra imputata è ancora sotto processo

Si è concluso con una condanna a sei anni di reclusione e al pagamento di una multa di 2mila euro il processo di primo grado nei confronti di Marilena Lopez, 37enne originaria di Bari, coinvolta in una vicenda giudiziaria relativa a un presunto episodio di violenza ai danni di un uomo all’interno di un appartamento di Lecce.

La decisione è stata adottata dal giudice per l’udienza preliminare Angelo Zizzari, al termine del procedimento celebrato con rito abbreviato. L’imputata, assistita dall’avvocato Dario Paiano, era accusata di aver partecipato al trattenimento forzato di un cliente, al quale sarebbe stato impedito di lasciare un’abitazione dopo un incontro sessuale a pagamento.

I fatti contestati risalgono alla notte del 29 ottobre 2021, quando, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbero verificati episodi di intimidazione, aggressione fisica e richieste di denaro all’interno di un immobile situato in via Foscarini, nel capoluogo salentino.

La sentenza rappresenta il primo pronunciamento di condanna nell’ambito della vicenda, che vede ancora aperta la posizione giudiziaria di un’altra donna.

L’accusa chiedeva oltre tredici anni di carcere

La pena stabilita dal giudice è risultata sensibilmente inferiore rispetto a quella sollecitata dalla pubblica accusa. La sostituta procuratrice Erika Tarquini aveva infatti richiesto 13 anni e quattro mesi di reclusione, contestando alla 37enne i reati di sequestro di persona a scopo estorsivo e rapina.

Nel formulare il verdetto, il giudice ha tuttavia disposto una diversa qualificazione giuridica di una delle accuse, riconducendo il sequestro di persona a scopo estorsivo alla fattispecie del sequestro di persona semplice.

Questa valutazione ha inciso sulla determinazione della pena finale, insieme alla riduzione di un terzo prevista dalla legge per gli imputati che scelgono di essere giudicati attraverso il rito abbreviato.

Oltre alla pena detentiva e alla sanzione economica, il provvedimento stabilisce l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Per conoscere nel dettaglio le ragioni giuridiche alla base della decisione sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni, previsto entro novanta giorni. Trattandosi di una sentenza di primo grado, il pronunciamento non è definitivo.

L’incontro nell’appartamento e la richiesta di altro denaro

Al centro dell’inchiesta si trova un incontro a pagamento che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe avuto conseguenze ben diverse da quelle inizialmente concordate.

L’uomo si sarebbe recato nell’abitazione leccese per consumare un rapporto sessuale con due donne, a fronte di un corrispettivo pattuito di 500 euro.

Successivamente, però, sarebbe nata una controversia economica. Secondo la prospettazione della Procura, al cliente sarebbe stato richiesto il versamento di ulteriori mille euro, una somma che non avrebbe avuto immediatamente a disposizione.

Proprio l’impossibilità di consegnare il denaro avrebbe dato origine alla situazione denunciata. L’uomo sarebbe stato costretto a rimanere nell’appartamento, subendo minacce e aggressioni mentre le imputate avrebbero insistito per ottenere il pagamento.

Durante quei momenti, stando alle contestazioni, sarebbero stati utilizzati anche alcuni oggetti per colpirlo.

La ricostruzione delle responsabilità individuali resta distinta per le persone coinvolte, alla luce dei differenti procedimenti giudiziari.

Le ferite e l’intervento dei soccorsi

La vicenda avrebbe avuto un epilogo soltanto dopo che il cliente era riuscito a procurarsi la somma richiesta grazie all’intervento della sorella.

Secondo l’accusa, tuttavia, la consegna del denaro non avrebbe interrotto immediatamente le pretese economiche, poiché sarebbe stata avanzata un’altra richiesta di pagamento.

Una volta rientrato nella propria abitazione, l’uomo avrebbe trovato i familiari già mobilitati per chiedere aiuto. Erano stati infatti contattati i carabinieri e il personale sanitario del 118.

Il cliente era stato successivamente accompagnato al presidio ospedaliero Vito Fazzi di Lecce, dove i medici avevano documentato le conseguenze fisiche dell’aggressione denunciata.

Gli accertamenti sanitari avevano evidenziato una lesione lacero-contusa in corrispondenza del sopracciglio sinistro e una ferita alla coscia destra. Per entrambe le lesioni era stata formulata una prognosi complessiva di dieci giorni.

Gli elementi raccolti durante le indagini erano quindi confluiti nel procedimento penale, portando all’individuazione delle persone ritenute coinvolte nei fatti.

Un’altra donna ancora davanti alla Corte d’Assise

La decisione pronunciata nei confronti di Marilena Lopez non conclude l’intera vicenda giudiziaria.

Resta infatti aperto il processo a carico di Federica Devito, 27enne barese, difesa anch’essa dall’avvocato Dario Paiano.

La sua posizione è attualmente all’esame della Corte d’Assise di Lecce, chiamata a valutare le accuse formulate nei suoi confronti.

Tra le condotte contestate alla giovane figura anche il presunto utilizzo di un coltello con il quale avrebbe provocato una ferita alla coscia dell’uomo durante l’aggressione.

Si tratta di una circostanza ancora oggetto di accertamento giudiziario, per la quale non è intervenuta una sentenza definitiva. La responsabilità dell’imputata dovrà pertanto essere valutata nel rispetto delle garanzie previste dal procedimento penale.

Un terzo indagato era già uscito dal procedimento

L’inchiesta aveva inizialmente interessato anche una terza persona, un uomo originario della provincia di Brindisi, la cui posizione era stata successivamente definita in una fase precedente.

Durante l’udienza preliminare, infatti, nei suoi confronti era stata emessa una sentenza di non luogo a procedere, in ragione dell’accertata incapacità di intendere e di volere al momento degli episodi contestati.

La sua posizione era stata quindi separata da quella delle due donne.

Con il pronunciamento nei confronti della 37enne barese, la vicenda registra ora un primo esito giudiziario di condanna, mentre il procedimento relativo alla seconda imputata prosegue davanti ai giudici leccesi.

Redazione

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