Omicidio Ivan Lopez a Bari, due arresti: l’alibi della Champions finisce sotto accusa

Le indagini della Dda ricostruiscono il presunto coinvolgimento di due uomini legati alla criminalità barese. Una trasferta a Torino, un cellulare e una prenotazione alberghiera sarebbero stati utilizzati per nascondere la presenza di uno dei sospettati sul luogo del delitto

Nuovi sviluppi nell’inchiesta sull’omicidio di Ivan Lopez, ucciso a Bari il 29 settembre 2021 durante un agguato armato nel quartiere San Girolamo. I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini, ritenuti coinvolti nell’organizzazione e nell’esecuzione del delitto.

L’ordinanza è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nell’ambito di un’attività investigativa che ha permesso di approfondire le dinamiche criminali alla base dell’agguato.

I destinatari del provvedimento sono Antonio Manzari, conosciuto con il soprannome di “U’ mbiccius” e considerato vicino al clan Capriati, e Francesco Martiradonna, detto “Checco”, figlio di Luigi Martiradonna, soprannominato “U’ chicc”.

Le contestazioni comprendono, a vario titolo, il concorso in omicidio aggravato dalla premeditazione e reati relativi alla detenzione e al porto illegale di armi. L’accusa ipotizza inoltre l’utilizzo del metodo mafioso e l’intenzione di favorire gli interessi delle organizzazioni Capriati e Parisi-Palermiti, contrapposte al gruppo Strisciuglio.

Il viaggio a Torino che avrebbe dovuto garantire un alibi

Uno degli aspetti centrali emersi dagli approfondimenti investigativi riguarda la presunta costruzione di un falso alibi attraverso una partita di Champions League.

La sera dell’omicidio, infatti, allo stadio della Juventus si disputava l’incontro tra i bianconeri e il Chelsea. Secondo gli investigatori, quella circostanza sportiva sarebbe stata sfruttata per far credere che Manzari si trovasse a Torino, lontano dal luogo in cui veniva assassinato Lopez.

Il presunto stratagemma avrebbe coinvolto direttamente Martiradonna, che si sarebbe recato nel capoluogo piemontese portando con sé il telefono cellulare utilizzato da Manzari, sebbene formalmente intestato alla moglie di quest’ultimo.

La localizzazione del dispositivo telefonico avrebbe così dovuto rappresentare un elemento a sostegno della presenza del sospettato a Torino.

A rafforzare questa versione sarebbero intervenuti ulteriori dettagli: una camera prenotata in una struttura ricettiva nelle vicinanze dello stadio, con il nome di Manzari inserito tra gli ospiti, e alcuni contenuti diffusi attraverso TikTok per documentare apparentemente la trasferta.

Gli accertamenti successivi avrebbero però evidenziato importanti incongruenze.

Gli investigatori hanno effettuato una verifica pratica delle procedure utilizzate dall’albergo, simulando una prenotazione online per tre persone. L’esperimento avrebbe dimostrato che l’accesso alla stanza poteva avvenire senza un controllo effettivo del numero degli occupanti e senza la verifica dei documenti di tutti i presunti ospiti.

La prenotazione alberghiera, quindi, non sarebbe stata sufficiente a dimostrare che Manzari si trovasse realmente a Torino.

La ricostruzione dell’agguato e il ruolo attribuito agli indagati

L’omicidio si consumò sul lungomare IX Maggio, nella zona di San Girolamo, quando Ivan Lopez venne raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco nei pressi della propria abitazione.

Secondo la ricostruzione della Procura, Manzari avrebbe partecipato materialmente all’agguato, raggiungendo il luogo del delitto a bordo di una Fiat 500L rubata, condotta da Davide Lepore.

Una volta arrivato davanti all’edificio, sarebbe sceso dal veicolo e avrebbe esploso i colpi mortali contro la vittima.

A Martiradonna viene invece attribuito un ruolo differente. Per gli inquirenti avrebbe contribuito a consolidare la decisione omicida e a predisporre la copertura necessaria per allontanare i sospetti dall’esecutore materiale.

Gli elementi raccolti comprendono anche alcune conversazioni intercettate. In una di queste, Manzari avrebbe illustrato a un conoscente possibili modalità per indurre un telefono ad agganciare una cella telefonica diversa da quella corrispondente alla posizione reale del proprietario.

Il dialogo sarebbe avvenuto durante la preparazione di una rapina simulata, progetto che non venne successivamente realizzato.

La rivalità tra clan dietro l’uccisione di Ivan Lopez

Per gli investigatori, il delitto sarebbe maturato all’interno di una contrapposizione tra gruppi criminali interessati al controllo del territorio barese.

Nel 2021 il quartiere San Girolamo rappresentava uno dei punti di tensione tra gli Strisciuglio e lo schieramento formato dai Parisi-Palermiti e dai Capriati.

Ivan Lopez, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era vicino agli Strisciuglio. Le ragioni dell’agguato sarebbero collegate anche alle pressioni estorsive che Davide Lepore avrebbe subito da appartenenti alla fazione rivale, tra i quali vengono indicati Ivan e Francesco Lopez.

Per contrastare quelle intimidazioni e recuperare influenza nella zona, Lepore avrebbe ottenuto l’appoggio dei Capriati.

L’assassinio avrebbe rappresentato dunque una risposta violenta agli equilibri imposti dagli avversari, anche in seguito a un presunto ordine di allontanamento dal quartiere rivolto a esponenti dello schieramento contrapposto.

La matrice dell’omicidio, nell’ipotesi accusatoria, non sarebbe quindi riconducibile a un episodio isolato, ma a una più ampia strategia di affermazione criminale.

Le precedenti condanne e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

L’inchiesta aveva già prodotto importanti risultati nel giugno 2023, quando erano stati arrestati Davide Lepore e Giovanni Didonna.

Nel successivo procedimento giudiziario, la Corte d’Assise di Bari ha inflitto l’ergastolo a Lepore, mentre Didonna è stato condannato a quattro anni di reclusione per il furto di due automobili, una delle quali sarebbe stata impiegata per raggiungere il luogo dell’agguato. Quest’ultimo è stato invece assolto dalle contestazioni riguardanti l’omicidio e le armi.

Le ulteriori attività investigative si sono concentrate sull’identificazione degli altri presunti partecipanti e sulle persone che avrebbero contribuito alla preparazione del delitto.

Un contributo significativo sarebbe arrivato dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Gianfranco Catalano, Michele Loiudice e Domenico De Palo.

Pur provenendo da contesti criminali differenti, i tre avrebbero fornito elementi ritenuti convergenti dagli investigatori sulle modalità dell’omicidio e sulle responsabilità dei soggetti coinvolti.

Alle testimonianze si sono aggiunti riscontri tecnici e intercettazioni ambientali. In particolare, dopo l’arresto di Lepore, alcune conversazioni avrebbero documentato preoccupazione e agitazione tra gli indagati, apparentemente informati anche su aspetti non pubblici dell’indagine.

Il collegamento familiare con l’omicidio di Antonella Lopez

Il nome della famiglia Lopez compare anche in un altro grave episodio di cronaca avvenuto nel territorio barese.

Antonella Lopez, nipote di Ivan, venne uccisa nel 2024 all’interno del locale Bahia di Molfetta, durante una sparatoria per la quale è stato individuato come autore degli spari Michele Lavopa.

Secondo gli accertamenti investigativi, la giovane non sarebbe stata il bersaglio dell’azione armata. I colpi sarebbero stati indirizzati verso Eugenio Palermiti, nipote dell’omonimo esponente di vertice della criminalità organizzata di Japigia.

La vicenda presenta un particolare elemento di contesto: il gruppo criminale riconducibile ai Palermiti figurava, all’epoca dell’omicidio di Ivan Lopez, nello schieramento antagonista rispetto a quello al quale lo zio della ragazza sarebbe stato legato.

Si tratta comunque di due distinti procedimenti investigativi, relativi a fatti avvenuti in circostanze e periodi differenti.

Le indagini proseguono sulle responsabilità individuali

Il nuovo provvedimento cautelare costituisce un ulteriore passaggio nell’accertamento delle responsabilità per l’uccisione di Ivan Lopez.

Al centro dell’attività della magistratura rimangono sia l’effettiva partecipazione dei sospettati all’agguato sia la ricostruzione dei presunti tentativi di depistaggio attraverso dispositivi telefonici, prenotazioni alberghiere e pubblicazioni sui social network.

Le accuse nei confronti di Manzari e Martiradonna dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria. Il procedimento nei loro confronti si trova nella fase delle indagini preliminari e resta valido il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Redazione

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