Canosa di Puglia, svolta nel caso Servarolo: due arresti per omicidio

La Direzione distrettuale antimafia di Bari ricostruisce la scomparsa del 41enne avvenuta nell'agosto 2021. Per gli investigatori sarebbe stato vittima di un agguato premeditato, seguito dall'occultamento del cadavere

Una svolta nelle indagini sulla scomparsa di Sabino Servarolo, il 41enne di Canosa di Puglia di cui si erano perse le tracce il 27 agosto 2021. La Polizia di Stato ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti uomini, di 45 e 38 anni, entrambi residenti nella città pugliese e già noti alle forze dell’ordine.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, ha portato alla ricostruzione di quello che gli inquirenti ritengono un omicidio pianificato, commesso in un contesto caratterizzato dalla presenza della criminalità organizzata.

Le accuse formulate nei confronti dei due indagati comprendono omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso, con l’impiego di armi da fuoco, e soppressione di cadavere.

Il provvedimento cautelare, emesso il 16 ottobre dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, è stato eseguito dagli agenti della Polizia di Stato. Uno dei destinatari si trovava già in carcere per un’altra vicenda giudiziaria, mentre il secondo è stato individuato e raggiunto dagli investigatori.

Le immagini delle telecamere decisive per ricostruire gli ultimi spostamenti

Un contributo importante all’inchiesta sarebbe arrivato dall’esame delle registrazioni dei sistemi di videosorveglianza presenti sul territorio. I filmati, raccolti nelle ore successive alla denuncia della scomparsa, avrebbero consentito agli investigatori di seguire gli ultimi movimenti del 41enne e individuare elementi utili a identificare i presunti responsabili.

L’attività investigativa ha coinvolto diverse articolazioni della Polizia di Stato, attraverso un lavoro coordinato tra le Squadre mobili di Bari e della provincia di Barletta-Andria-Trani, la Sezione investigativa del Servizio centrale operativo di Bari e il commissariato di Canosa di Puglia.

Oltre alle immagini delle telecamere, gli investigatori hanno approfondito il contenuto delle intercettazioni e analizzato i dati relativi alle comunicazioni telefoniche.

L’incrocio di queste informazioni avrebbe permesso di ricostruire una sequenza di avvenimenti compatibile, secondo l’ipotesi accusatoria, con un delitto organizzato in anticipo e successivamente nascosto attraverso la sparizione del corpo della vittima.

Il possibile movente mafioso e il messaggio intimidatorio

Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda il contesto nel quale sarebbe maturato l’omicidio.

Secondo la ricostruzione della Procura antimafia, la morte di Servarolo potrebbe avere avuto anche una finalità intimidatoria, andando oltre un eventuale contrasto personale tra soggetti appartenenti ad ambienti criminali.

Gli inquirenti ritengono che la modalità con cui sarebbe stato eseguito il delitto, seguita dalla completa sparizione del cadavere, potesse rappresentare un segnale di forza destinato all’ambiente criminale locale.

Nella valutazione dell’aggravante mafiosa avrebbero assunto particolare rilevanza sia i precedenti e i presunti collegamenti criminali degli indagati, sia le caratteristiche del territorio nel quale si sarebbero verificati i fatti.

La decisione di eliminare ogni traccia della vittima, secondo l’accusa, avrebbe contribuito a rafforzare un clima di paura e assoggettamento, trasmettendo un messaggio intimidatorio anche ad altre persone.

Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione investigativa che dovrà essere sottoposta alle successive verifiche giudiziarie.

L’appuntamento del 27 agosto 2021 e il presunto agguato

La vicenda risale al pomeriggio del 27 agosto 2021, quando Sabino Servarolo, all’epoca 41enne e con diversi precedenti di polizia e giudiziari, si sarebbe incontrato con alcune persone per affrontare questioni rimaste in sospeso.

Quello che apparentemente doveva essere un confronto sarebbe stato, secondo gli investigatori, il pretesto utilizzato per attirare l’uomo in una trappola.

L’ipotesi della Procura è che i due indagati avessero organizzato l’appuntamento proprio con l’intenzione di ucciderlo.

Dopo l’incontro, Servarolo sarebbe salito su un’automobile insieme ai presunti responsabili, allontanandosi verso una zona nella quale sarebbe stato possibile agire senza attirare l’attenzione.

A quel punto, secondo l’accusa, il 41enne sarebbe stato raggiunto da un colpo di pistola mortale. Gli autori del delitto avrebbero quindi provveduto a nascondere il cadavere, impedendone il ritrovamento.

Da quel giorno, infatti, dell’uomo non si sarebbero più avute notizie.

Dalla denuncia di scomparsa all’ipotesi di lupara bianca

Per anni il caso di Sabino Servarolo è rimasto legato a una sparizione apparentemente senza spiegazioni. Gli approfondimenti investigativi hanno progressivamente orientato l’attenzione verso uno scenario ben più grave.

La Procura distrettuale antimafia ritiene che si sia trattato di un episodio di lupara bianca, espressione utilizzata per indicare un omicidio seguito dall’occultamento del corpo, una pratica storicamente associata anche alla criminalità organizzata.

La mancata individuazione del cadavere non ha impedito agli investigatori di raccogliere elementi ritenuti sufficienti per richiedere l’applicazione delle misure cautelari.

L’ordinanza rappresenta quindi un passaggio significativo nell’inchiesta, pur non costituendo un accertamento definitivo delle responsabilità.

Il procedimento penale si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le accuse dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti e, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza, i due indagati non possono essere considerati colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Redazione

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