Per contrastare la proliferazione della zanzara tigre e contenere il rischio di diffusione del virus Chikungunya, il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha firmato un’ordinanza che impone una serie di misure obbligatorie rivolte a cittadini, imprese, amministratori condominiali e gestori di attività industriali e artigianali. Il provvedimento nasce dopo la conferma di due casi di Chikungunya nel territorio dell’Asl Bari, malattia virale trasmessa dalle zanzare del genere Aedes, in particolare Aedes albopictus (nota come zanzara tigre).
Secondo quanto accertato dal reparto Malattie Infettive dell’Asl Bari, i contagi non hanno origine locale: si tratta infatti di casi importati dall’estero. Entrambi i pazienti presentano sintomi lievi – febbre e dolori articolari – e non è stato necessario alcun ricovero ospedaliero.
Nel frattempo, il Servizio veterinario di sanità animale (Siav A) ha proceduto a installare specifiche trappole per la cattura di zanzare adulte nelle aree residenziali vicine ai luoghi frequentati dai soggetti infetti. Queste trappole, collocate su indicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata, verranno rimosse e analizzate presso la sede di Foggia, al fine di verificare l’eventuale presenza del virus negli insetti catturati.
L’Asl Bari ha già attivato tutte le misure previste dai protocolli regionali e nazionali: il monitoraggio è costante e coinvolge le autorità sanitarie locali in stretto coordinamento con l’Istituto Zooprofilattico.
Il Comune di Bari ha inoltre avviato una campagna di prevenzione su scala cittadina, con l’obiettivo di eliminare i potenziali focolai di proliferazione delle zanzare. L’ordinanza prevede sanzioni amministrative per chi non si adegua alle disposizioni, tra cui il divieto di abbandonare all’aperto contenitori in grado di raccogliere acqua piovana – come bottiglie, copertoni, secchi, sottovasi, lattine e barattoli – nei cortili, terrazzi o giardini pubblici e privati.
La mappatura dei focolai viene suddivisa in due categorie principali: i macrofocolai (come discariche, depositi di pneumatici, aziende zootecniche e tombini) e i microfocolai (come recipienti usati per l’irrigazione, vasi o vasche lasciate incustodite). A tutti è richiesto di evitare l’accumulo di acqua stagnante, adottando comportamenti corretti come svuotare regolarmente i contenitori, usare coperture ermetiche o trattare l’acqua con prodotti larvicidi a basso impatto ambientale.
In particolare, si sollecita la pulizia dei tombini e il trattamento larvicida entro sette giorni da ogni pioggia. Per i contenitori di fiori nei cimiteri, si raccomanda di sostituire l’acqua almeno una volta a settimana o riempirli completamente con sabbia. Le aziende che gestiscono copertoni devono invece sistemarli al coperto o proteggerli con teli impermeabili, preferibilmente scuri, per impedire il ristagno dell’acqua.
Anche i cantieri edili rientrano tra i soggetti obbligati a rispettare le direttive: bidoni e contenitori presenti nei siti di lavoro devono essere svuotati regolarmente o dotati di copertura, per scongiurare che si trasformino in habitat ideali per le zanzare.
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