Il treno è rimasto fermo per oltre un’ora nei pressi di Bitonto dopo che una capotreno è stata aggredita durante il servizio di controllo dei titoli di viaggio. L’episodio si è verificato nel pomeriggio di mercoledì 2 ottobre a bordo di un convoglio della Ferrotramviaria diretto da Bari verso Andria. Durante le verifiche a bordo, una passeggera è stata violentemente spintonata da un cittadino extracomunitario, che l’avrebbe fatta cadere.
Immediato l’intervento dei soccorsi: sul posto è arrivata un’ambulanza del 118 per prestare assistenza alla dipendente, mentre la polizia ferroviaria ha avviato le indagini per chiarire la dinamica dell’aggressione. L’incidente ha comportato ritardi e disagi per i passeggeri, con il treno bloccato lungo la tratta per consentire i soccorsi e le prime attività investigative.
Ferrotramviaria ha espresso solidarietà alla dipendente, condannando fermamente l’aggressione e ribadendo l’impegno per la sicurezza del personale viaggiante. L’azienda ha inoltre assicurato piena collaborazione con le forze dell’ordine per fare luce sull’episodio e rafforzare le misure di prevenzione a bordo.
A commentare l’accaduto è stato anche Giuseppe Carriere, consigliere comunale e commissario metropolitano della Lega, che ha riportato l’attenzione su una problematica già segnalata più volte in passato. Carriere ha dichiarato: “Da tempo denunciamo le continue violenze, in particolare contro le donne, ad opera di soggetti nordafricani spesso irregolari”, sottolineando come queste situazioni siano all’origine anche di interruzioni di servizio e occupazioni dei binari, specialmente in prossimità del CARA.
Il consigliere ha rivolto un nuovo appello alle autorità competenti, sollecitando un maggiore rigore nell’applicazione delle normative vigenti e l’introduzione di controlli regolari delle forze dell’ordine sui mezzi di trasporto pubblici, per tutelare lavoratori e viaggiatori.
L’episodio si inserisce in un contesto delicato, in cui la sicurezza a bordo dei treni regionali rappresenta una sfida quotidiana. Sindacati e lavoratori chiedono da tempo interventi strutturali, in particolare per la protezione del personale femminile, spesso esposto a situazioni di rischio.
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