Bari rivede il piano casa: nuove regole per l’edilizia urbana

La Giunta approva una delibera che supera le vecchie norme regionali, introduce limiti stringenti su volumetrie e standard urbanistici e rafforza la funzione sociale dell’abitare

La città di Bari si prepara a cambiare passo in materia urbanistica. La Giunta comunale ha approvato una delibera che segna il superamento del Piano Casa regionale, attivo dal 2008 al 2023, introducendo un nuovo impianto regolatorio per ristrutturazioni, ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni. Il provvedimento sarà ora sottoposto al Consiglio comunale per il via libera definitivo nelle prossime settimane.

La decisione interviene dopo anni in cui l’applicazione delle norme regionali aveva favorito un forte incremento dei cantieri. Secondo diverse voci critiche, il sistema delle premialità volumetriche avrebbe determinato una crescita significativa delle costruzioni, contribuendo a una progressiva densificazione in alcune aree del capoluogo pugliese. L’espansione edilizia registrata nell’ultimo quindicennio aveva acceso il dibattito pubblico sulla qualità dello sviluppo urbano e sull’equilibrio tra nuove edificazioni e tutela del territorio.

Con l’attuazione della legge regionale 36 del 2023, la nuova delibera comunale ridefinisce i criteri per accedere agli incentivi edilizi. Tra le novità principali figurano condizioni considerate non negoziabili nei progetti che prevedono incrementi di volumetria. In particolare, viene posta attenzione alla salvaguardia degli edifici e dei contesti di valore storico e architettonico, oltre al rispetto rigoroso degli standard urbanistici, come la dotazione di verde pubblico, servizi e parcheggi. L’obiettivo dichiarato è evitare ulteriori carichi insediativi nelle zone già densamente urbanizzate.

Un elemento centrale della riforma riguarda la funzione dell’abitare. La casa viene riconosciuta come bene con una prioritaria valenza sociale, superando l’idea dell’immobile esclusivamente come prodotto di mercato. La norma prevede che le premialità e le agevolazioni siano legate anche alla destinazione di una quota significativa di alloggi alla locazione a canone calmierato e di lunga durata. La finalità è favorire l’accesso alla casa in un contesto in cui Bari registra canoni di affitto elevati, con una media che si attesta intorno agli 800 euro mensili per un bilocale.

Il segretario generale della Fillea Cgil Bari Bat, Davide Lavermicocca, ha sottolineato come negli anni passati la leva delle volumetrie avesse rischiato di trasformarsi in un meccanismo automatico di incremento della cementificazione. Con la nuova impostazione, invece, le premialità risultano vincolate a obiettivi di interesse pubblico, quali il recupero del patrimonio edilizio esistente, il miglioramento della qualità urbanistica e lo sviluppo dell’edilizia residenziale sociale. Si delinea così un quadro che lega gli incentivi a benefici concreti per la collettività.

Tra gli aspetti ritenuti fondamentali figura anche l’esclusione della monetizzazione degli standard urbanistici in alcuni municipi particolarmente urbanizzati. In termini pratici, ciò significa che non sarà più possibile sostituire con un versamento economico la realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione accessoria. Fogne, illuminazione e infrastrutture stradali dovranno accompagnare effettivamente i nuovi interventi edilizi. Secondo quanto evidenziato da Lavermicocca, saranno le imprese a dover individuare risorse, tempi e spazi per completare tali opere, senza trasferire integralmente l’onere sul Comune.

In vista del passaggio in Consiglio comunale, la Fillea Cgil ha chiesto un rafforzamento delle garanzie contenute nella delibera. Tra le proposte avanzate figurano criteri più dettagliati per la tutela degli immobili e dei tessuti urbani di pregio, un sistema di monitoraggio pubblico sugli interventi autorizzati e una verifica puntuale del rispetto degli standard previsti dalla normativa regionale. Inoltre, viene sollecitata la sottoscrizione di un “patto sociale per le costruzioni di qualità” con le parti interessate, per assicurare una gestione condivisa di un comparto considerato ad alto impatto pubblico.

Il percorso avviato dalla Giunta rappresenta quindi un tentativo di riorientare le politiche edilizie cittadine verso un modello più attento alla sostenibilità urbanistica e alla funzione sociale dell’abitare, in equilibrio tra sviluppo e tutela del territorio.

Redazione

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