Un’organizzazione criminale strutturata come un gruppo paramilitare, specializzata negli assalti ai portavalori e pronta anche a utilizzare le armi contro le forze dell’ordine. È il quadro delineato dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari nell’ambito dell’operazione denominata “Armor”, che ha portato a sette arresti e al coinvolgimento di sedici persone indagate.
L’inchiesta dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari ha ricostruito, secondo l’ipotesi accusatoria, l’attività di una banda ritenuta particolarmente organizzata e riconducibile agli ambienti criminali di Cerignola, territorio noto per la presenza di gruppi specializzati negli attacchi ai mezzi blindati.
Per la prima volta, secondo quanto emerso, la Dda contesta al gruppo l’aggravante del metodo mafioso, ritenendo che l’organizzazione abbia agito attraverso modalità tipiche della criminalità organizzata, con una struttura stabile, una forte capacità intimidatoria e una pianificazione accurata delle azioni criminali.
Tra gli elementi raccolti dagli investigatori ci sarebbero anche intercettazioni che documenterebbero la disponibilità del gruppo a un confronto armato con le forze dell’ordine. In alcune conversazioni, riportate dagli inquirenti, emergerebbe la volontà di predisporre uomini armati per fronteggiare eventuali interventi durante gli assalti.
L’organizzazione, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe trasformato gli attacchi ai trasporti valori in una vera e propria attività criminale specializzata, con una pianificazione che prevedeva ruoli definiti, mezzi adeguati e strategie per eludere i controlli.
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