Disabilità e comunicazione, al Policlinico di Bari si impara a parlare con gli occhi

Due giornate di formazione dedicate alla tavola Etran nell'ambito del progetto Dama, per migliorare l'assistenza sanitaria e favorire il dialogo con i pazienti che non possono esprimersi verbalmente

Garantire cure adeguate alle persone con disabilità significa anche superare gli ostacoli che possono impedire una comunicazione efficace tra pazienti e personale sanitario. È su questo principio che si sviluppa il progetto Dama del Policlinico di Bari, un’iniziativa finalizzata a rendere i servizi ospedalieri maggiormente accessibili a bambini e adulti con esigenze assistenziali complesse.

Il programma, promosso dalla direzione del Policlinico e già sperimentato attraverso modelli analoghi in altre strutture sanitarie italiane, punta a costruire percorsi di cura personalizzati, attraverso la collaborazione tra professionisti di diverse discipline e un sistema di presa in carico capace di considerare le necessità complessive della persona.

Tra gli aspetti centrali dell’iniziativa rientra la possibilità di consentire anche a chi presenta gravi limitazioni motorie di partecipare attivamente alle decisioni che riguardano la propria salute.

Per raggiungere questo obiettivo, l’ospedale barese ha organizzato due giornate formative dedicate alla comunicazione attraverso lo sguardo, approfondendo l’utilizzo di uno strumento che permette di costruire parole e frasi senza ricorrere alla voce.

Come funziona la tavola Etran e perché è importante negli ospedali

Al centro degli incontri è stata presentata la tavola Etran, un dispositivo trasparente dotato di lettere e simboli, progettato per facilitare l’interazione con persone che non riescono a parlare o a utilizzare i tradizionali strumenti di scrittura.

Il funzionamento si basa sull’osservazione dei movimenti oculari. Il paziente individua con gli occhi i caratteri presenti sulla superficie, mentre l’interlocutore ne interpreta la successione fino a comporre un messaggio comprensibile.

Si tratta di una modalità di comunicazione che può assumere particolare rilevanza durante un ricovero o una visita specialistica, quando diventa necessario segnalare un dolore, descrivere un disagio oppure manifestare una preferenza rispetto alle procedure sanitarie.

La possibilità di esprimersi, infatti, rappresenta un elemento fondamentale nella relazione tra medico e paziente, soprattutto quando le condizioni fisiche rendono impossibile utilizzare il linguaggio verbale.

Francesco Manfredi, referente aziendale del progetto Dama, ha evidenziato come l’assenza della parola non debba essere confusa con l’impossibilità di comunicare. Attraverso strumenti appropriati e un’attenta interpretazione dello sguardo, gli operatori possono comprendere richieste, emozioni e necessità che altrimenti rischierebbero di rimanere inespresse.

L’obiettivo è restituire centralità alla persona assistita, favorendo una partecipazione più consapevole al proprio percorso terapeutico.

La testimonianza di Michele Vaira e il valore della comunicazione

Uno dei momenti più significativi del percorso formativo ha riguardato l’esperienza di Michele Vaira, ventiduenne con paralisi cerebrale e autore di canzoni, intervenuto insieme alla madre per mostrare concretamente le possibilità offerte dalla comunicazione alternativa.

Durante l’incontro, il giovane ha illustrato le modalità con cui riesce a formulare e trasmettere i propri pensieri attraverso una tavola Etran e un dispositivo elettronico.

La dimostrazione ha permesso ai partecipanti di osservare direttamente il processo attraverso il quale i movimenti degli occhi vengono trasformati in parole, sottolineando l’importanza della collaborazione tra la persona che comunica e chi riceve il messaggio.

L’esperienza ha inoltre evidenziato quanto siano determinanti la disponibilità all’ascolto, la pazienza e la capacità di riconoscere le modalità espressive individuali.

Al percorso ha contribuito anche Domenico Caldaro, mental coach e formatore con atrofia muscolare spinale, che ha condiviso il proprio punto di vista sulle difficoltà incontrate dalle persone con disabilità nell’accesso alle prestazioni sanitarie.

Il suo intervento ha consentito di affrontare il tema dell’assistenza anche attraverso l’esperienza diretta di chi convive quotidianamente con limitazioni motorie e barriere comunicative.

Volontari, studenti e sanitari coinvolti nella formazione

Le attività organizzate dal Policlinico hanno riunito figure professionali e realtà associative impegnate nell’assistenza alle persone con disabilità.

Tra i partecipanti figuravano quaranta studenti del corso di laurea in Logopedia, insieme a medici, infermieri, psicologi e volontari appartenenti alle associazioni accreditate presso il Comitato Consultivo Misto, presieduto dal dottor Gaetano Balena.

La scelta di coinvolgere competenze differenti risponde alla necessità di sviluppare una rete di supporto in grado di intervenire nelle situazioni in cui il paziente presenta bisogni comunicativi particolarmente complessi.

La formazione non si è limitata alla conoscenza tecnica della tavola Etran, ma ha posto l’attenzione anche sulle modalità di relazione e sull’importanza di riconoscere le esigenze individuali durante l’assistenza ospedaliera.

Preparare professionisti e volontari all’utilizzo della comunicazione aumentativa e alternativa può contribuire a ridurre le difficoltà di interazione e a migliorare la comprensione reciproca tra pazienti, familiari e personale sanitario.

Il Policlinico di Bari punta su percorsi di cura personalizzati

L’introduzione di strumenti comunicativi accessibili si inserisce in una strategia più ampia di miglioramento dell’accoglienza ospedaliera.

Attraverso il progetto Dama, il Policlinico di Bari intende rafforzare un modello organizzativo basato su équipe multidisciplinari, assistenza integrata e percorsi sanitari adattati alle specifiche condizioni di disabilità.

Questo approccio mira a evitare che le difficoltà motorie o comunicative diventino un ulteriore ostacolo nell’individuazione dei bisogni clinici e nella definizione delle cure.

Il direttore sanitario Danny Sivo ha richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire a ogni paziente la possibilità di essere compreso, indipendentemente dalle proprie capacità espressive.

Riconoscere una condizione dolorosa, interpretare una richiesta e permettere alla persona di manifestare le proprie scelte costituiscono aspetti essenziali di un’assistenza realmente accessibile.

Le iniziative formative dedicate alla tavola Etran rappresentano quindi un tassello del percorso avviato dal Policlinico di Bari per migliorare la qualità dell’assistenza alle persone con disabilità, valorizzando il ruolo della comunicazione nella relazione di cura e nel coinvolgimento delle famiglie.

L’obiettivo del progetto resta quello di costruire un’organizzazione sanitaria capace di rispondere in maniera sempre più appropriata alle esigenze dei pazienti, anche quando esprimere una semplice richiesta richiede strumenti e competenze specifiche.

Redazione

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