La sanità pugliese registra progressi significativi nel ridurre i tempi di attesa grazie ai piani sperimentali di recupero delle liste d’attesa, giunti alla quindicesima settimana di monitoraggio. Dall’inizio dell’iniziativa, le ASL e le aziende sanitarie regionali hanno contattato 183.983 cittadini, con l’obiettivo di anticipare visite, esami e ricoveri programmati. In particolare, 168.410 chiamate hanno riguardato visite ed esami specialistici, mentre 15.573 appuntamenti ospedalieri sono stati anticipati.
Tra i risultati più rilevanti emerge il balzo temporale nelle agende, che ha permesso di anticipare circa il 47% delle prestazioni originariamente programmate per il 2026, pari a 40.511 appuntamenti salvati da lunghe attese. L’attenzione è stata principalmente rivolta ai casi più urgenti: il 60% delle prenotazioni anticipate riguarda codici di priorità U e B, senza trascurare i codici D e P. Sul fronte delle tipologie di prestazioni, il 21% è riferito alla diagnostica per immagini, mentre il 37% alle prime visite specialistiche.
Il recupero delle prenotazioni ha avuto un impatto tangibile sui tempi di attesa. Complessivamente, 99.362 prestazioni sono state anticipate, di cui 85.741 già erogate sul territorio. I dati evidenziano una riduzione media di 144 giorni per le prestazioni urgenti (codice U) e 130 giorni per quelle brevi (codice B). Anche le prestazioni differibili e programmabili hanno beneficiato di un anticipo medio rispettivamente di 83 e 86 giorni.
Un’attenzione particolare è stata riservata alle fasce più fragili della popolazione: 4.510 prestazioni senza codice di priorità, fondamentali per follow-up oncologici e gestione di patologie croniche, sono state anticipate. Le branche con il maggiore guadagno di tempo includono urologia, neuropsichiatria infantile, endocrinologia, oculistica e diagnostica per immagini.
Non tutte le chiamate hanno avuto esito positivo. 47.912 cittadini hanno rifiutato l’anticipo dell’appuntamento, di cui 42.089 in ambito specialistico. La maggior parte dei rifiuti (63%) è dovuta a preferenze logistiche o scelta del medico, il 24% perché la prestazione era già stata eseguita privatamente o in intramoenia, mentre il restante 12% perché non più necessaria.
Infine, l’analisi regionale evidenzia che quasi metà delle prestazioni anticipate (49,7%) riguarda interventi a criticità elevata, mentre il 25,8% ha coperto prestazioni a criticità media e la restante quota esami a bassa criticità. Questo conferma come gli sforzi siano stati concentrati sulle necessità più urgenti del sistema sanitario.
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