Olivieri lascia i domiciliari: attenuate le misure cautelari

L’ex consigliere regionale coinvolto nell’inchiesta “Codice Interno” torna in libertà dopo oltre due anni, ma dovrà rispettare obblighi di dimora e firma

giacomo olivieri

Dopo oltre due anni trascorsi tra carcere e arresti domiciliari, Giacomo Olivieri potrà tornare in libertà. Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Bari, Giuseppe De Salvatore, ha infatti disposto un alleggerimento delle misure cautelari nei confronti dell’ex consigliere regionale, arrestato nel febbraio 2024 nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Codice Interno”.

La decisione è arrivata in seguito all’istanza presentata dai legali Gaetano e Luca Castellaneta, difensori di Olivieri, che avevano chiesto una revisione delle restrizioni applicate al loro assistito. Il gup ha ritenuto ridimensionate le esigenze cautelari, sottolineando nel provvedimento il comportamento rispettoso tenuto dall’ex politico durante il periodo di detenzione domiciliare.

Pur tornando libero, Olivieri dovrà comunque attenersi a precise prescrizioni. Il giudice ha disposto l’obbligo di dimora nel comune di Bari, il divieto di uscire di casa nella fascia oraria compresa tra le 20 e le 6 del mattino e l’obbligo di firma presso una caserma due volte al giorno. Fino a oggi stava scontando gli arresti domiciliari nell’abitazione del fratello, nel quartiere Libertà del capoluogo pugliese.

L’ex consigliere regionale era stato coinvolto nel maxi blitz eseguito il 26 febbraio 2024 dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e dalla squadra mobile, un’operazione che aveva portato complessivamente all’arresto di 130 persone. Nei primi tredici mesi Olivieri aveva trascorso la custodia cautelare in carcere, prima di ottenere, nel marzo 2025, il trasferimento ai domiciliari. Inizialmente aveva soggiornato a Parabita, in provincia di Lecce, per poi rientrare successivamente a Bari.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura antimafia barese, Olivieri avrebbe avuto un ruolo nella raccolta di voti da parte di alcuni clan cittadini in occasione delle elezioni amministrative del 2019. Gli investigatori sostengono che i gruppi criminali Parisi, Strisciuglio e Montani avrebbero sostenuto la candidatura della moglie, Maria Carmen Lorusso, favorendone l’elezione al Consiglio comunale di Bari.

Lorusso è oggi imputata insieme al padre, l’oncologo Vito Lorusso, nel procedimento relativo a un presunto scambio elettorale politico-mafioso. L’inchiesta “Codice Interno”, coordinata dalla Dda barese, punta a fare luce su presunti collegamenti tra ambienti politici, imprenditoriali e criminalità organizzata nel territorio del capoluogo pugliese.

Nel motivare la propria decisione, il gup ha evidenziato come Olivieri abbia sempre rispettato le prescrizioni imposte durante i domiciliari. Inoltre, il giudice ha richiamato l’assenza di violazioni anche nei diversi permessi concessi nel corso della misura cautelare, elementi che hanno contribuito alla valutazione favorevole sull’attenuazione delle restrizioni.

L’evoluzione giudiziaria dell’inchiesta resta comunque aperta e il procedimento proseguirà nelle prossime fasi processuali, mentre gli investigatori continuano ad approfondire i presunti rapporti emersi tra politica locale e organizzazioni criminali attive nel Barese.

Redazione

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