La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a due anni e otto mesi per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti nei confronti dell’avvocato e docente universitario barese Gaetano Filograno. Il procedimento giudiziario, iniziato oltre un decennio fa, si è concluso con il rigetto del suo ricorso, confermando la sentenza d’appello che aveva precedentemente annullato un’assoluzione ottenuta in abbreviato.
L’episodio risale al 2014, quando secondo l’accusa l’avvocato avrebbe orchestrato un piano per incastrare il compagno della sua ex moglie. Il presunto obiettivo era fare in modo che, durante un controllo da parte della Guardia di Finanza, venisse rinvenuta droga all’interno del veicolo dell’uomo. A collaborare con Filograno, secondo quanto emerso, ci sarebbe stato un consigliere comunale del centrosinistra e collega dell’avvocato, il cui procedimento è ancora in corso in primo grado.
Nonostante la Procura generale avesse richiesto l’assoluzione, la Cassazione ha deciso diversamente, confermando così la responsabilità dell’imputato. In seguito alla sentenza, Filograno ha affidato a un post su Facebook la propria reazione, esprimendo incredulità e amarezza per l’esito processuale. Ha inoltre annunciato l’intenzione di portare il caso davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ritenendo ingiustificata la decisione della Suprema Corte.
Con la sentenza definitiva della Cassazione, però, si chiude un capitolo cruciale nella carriera pubblica di Filograno, con possibili ripercussioni sulle sue prospettive politiche future. Resta ora da capire se e quando verrà formalizzato il ricorso a Strasburgo e quali potranno essere le sue conseguenze sul piano giudiziario e istituzionale.
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