Si è conclusa a Durazzo la fuga del cittadino albanese ritenuto dagli investigatori uno dei principali promotori dell’organizzazione criminale coinvolta nell’operazione “Ura”, la maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari sul traffico internazionale di stupefacenti e sul riciclaggio di denaro.
L’uomo era irreperibile dal 21 maggio 2025, giorno in cui tra Italia, Albania e Belgio erano state eseguite 52 misure cautelari nell’ambito del blitz che aveva colpito il presunto sodalizio criminale attivo tra la Puglia, l’Albania e l’Olanda.
L’arresto è stato eseguito il 2 luglio nel quartiere di Shkozet, a Durazzo, dagli uomini del Centro operativo Dia di Bari e dell’Ufficio investigativo nazionale albanese (Bkh), nell’ambito della collaborazione tra la Dda barese e la Procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana.
Secondo gli investigatori, il ricercato è stato individuato in un’area considerata una roccaforte del gruppo Troplini-Doci. Al momento della cattura era in possesso di una pistola automatica con un colpo in canna, due caricatori, denaro contante e documenti falsi, tra cui una carta d’identità e una patente italiane. Elementi che, secondo gli inquirenti, confermerebbero la capacità dell’organizzazione di operare in più Paesi mantenendo collegamenti con l’Italia.
L’operazione “Ura” aveva portato alla luce un presunto sistema criminale accusato, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico internazionale di ingenti quantitativi di droga, riciclaggio e altri reati. Contestualmente al blitz erano stati eseguiti sequestri di beni per diversi milioni di euro tra Italia e Albania.
Sono già state avviate le procedure per l’estradizione del latitante in Italia. Il procedimento resta pendente davanti al gup del Tribunale di Bari e le accuse saranno valutate nel corso del processo, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.
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