Processo Ura: al via il giudizio per il narcotraffico internazionale

Richieste di rito abbreviato per la maggioranza degli imputati nell’inchiesta che ha ricostruito una rete tra Albania e Puglia

L’udienza preliminare relativa all’operazione denominata “Ura” si è conclusa con una svolta significativa sul piano processuale. La quasi totalità degli imputati, 25 su 26, ha optato per il rito abbreviato, una scelta che consentirà di definire il procedimento sulla base degli atti raccolti durante le indagini. Il giudizio prenderà ufficialmente il via l’11 maggio davanti al giudice per l’udienza preliminare Antonella Cafagna. Diversa invece la posizione di un solo indagato, per il quale è stato disposto lo stralcio: ha avanzato richiesta di patteggiamento, che sarà oggetto di valutazione nella prossima udienza.

Al centro dell’inchiesta si colloca un articolato sistema di traffico internazionale di sostanze stupefacenti e operazioni di riciclaggio, ricostruito grazie al lavoro congiunto delle autorità italiane e straniere. Le indagini, coordinate dai pubblici ministeri antimafia Ettore Cardinali e Daniela Chimienti, hanno evidenziato una rete operativa attiva da anni, capace di collegare diverse aree strategiche del narcotraffico globale. In particolare, i flussi di droga si sarebbero sviluppati lungo un asse che coinvolgeva i Balcani, il Nord Europa e il Sud America.

Un elemento chiave emerso dall’attività investigativa riguarda la collaborazione tra un gruppo criminale albanese attivo a Durazzo e il clan Parisi-Palermiti, radicato nel quartiere Japigia di Bari. Questo legame avrebbe garantito stabilità e continuità alle operazioni illecite, creando un ponte tra i canali di approvvigionamento esteri e le piazze di spaccio locali. La cooperazione tra organizzazioni di diversa origine geografica ha permesso di consolidare un sistema efficiente e difficilmente individuabile senza un’azione investigativa coordinata a livello internazionale.

Le autorità hanno inoltre documentato una struttura organizzativa di tipo verticistico, capace di gestire ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. Le indagini si sono avvalse anche del supporto della Procura anticorruzione albanese (Spak) e della Procura europea, evidenziando la dimensione transnazionale dell’attività criminale. Questo coordinamento ha consentito di tracciare con precisione i movimenti della droga e i flussi finanziari ad essa collegati.

Dal punto di vista logistico, la provincia di Bari rappresentava un nodo cruciale. Le sostanze stupefacenti, provenienti principalmente dalla Turchia e dall’America Latina attraverso intermediari albanesi, venivano stoccate e lavorate sul territorio pugliese. In queste basi operative, la droga veniva suddivisa, tagliata e confezionata prima di essere distribuita. Le piazze di spaccio rifornite si estendevano oltre Bari, coinvolgendo anche le province di Brindisi e Lecce.

L’operazione condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Bari nel maggio 2025 aveva già portato all’arresto di 52 persone, segnando un colpo rilevante contro il narcotraffico internazionale. Gli elementi raccolti nel corso dell’indagine delineano un sistema complesso e strutturato, capace di operare su scala globale e di mantenere collegamenti stabili tra diversi continenti.

Con l’avvio del processo, l’attenzione si concentrerà ora sulla valutazione delle prove raccolte e sulla definizione delle responsabilità individuali. Il ricorso al rito abbreviato da parte della maggioranza degli imputati potrebbe accelerare i tempi della giustizia, portando a una più rapida conclusione del procedimento.

Redazione

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