Un’importante operazione antimafia è stata condotta all’alba di oggi nelle province di Bari e Barletta-Andria-Trani, portando all’esecuzione di 19 misure cautelari. L’intervento, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ha visto impegnati 150 carabinieri supportati da unità specializzate, elicotteri e reparti cinofili. L’azione ha interessato principalmente le aree di Canosa di Puglia e Bari, dove è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale del capoluogo pugliese.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso, porto e vendita illecita di armi e munizioni da guerra e associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti. Il blitz rientra nell’ambito dell’indagine “Diomede”, avviata per contrastare le attività criminali di un gruppo radicato sul territorio e ritenuto vicino ad ambienti della criminalità organizzata pugliese.
Durante le operazioni, gli investigatori hanno fatto ricorso anche al supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia, del 6° Nucleo Elicotteri e del Nucleo Cinofili di Modugno, garantendo così una copertura capillare del territorio e una maggiore efficacia nell’esecuzione dei provvedimenti.
L’indagine ha permesso di ricostruire una fitta rete di rapporti illeciti, che comprendevano intimidazioni per il controllo del territorio, uso sistematico della violenza e attività di spaccio gestite con modalità militari. Le estorsioni venivano imposte a imprenditori e commercianti locali, sfruttando un clima di terrore alimentato dal ricorso ad armi da guerra.
Le accuse mosse ai 19 indagati sono particolarmente gravi: secondo quanto emerso, il gruppo non si limitava al traffico di droga ma gestiva anche un vero e proprio arsenale, con armi detenute e trasportate illegalmente in contesti pubblici. Questo rappresenta un ulteriore elemento di pericolosità e rende il quadro investigativo ancora più allarmante.
La DDA ha sottolineato il ruolo centrale di alcuni capi del gruppo, che fungevano da collegamento tra il traffico di droga e la rete di estorsioni, evidenziando una struttura piramidale tipica delle organizzazioni mafiose. Il controllo delle piazze di spaccio, secondo gli inquirenti, era gestito con metodi paramilitari e violenti.
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