L’Università degli Studi di Bari si conferma un punto di riferimento nazionale per l’accoglienza e il sostegno agli studenti rifugiati. Secondo i dati diffusi dalla Fondazione Crui, l’ateneo barese è al primo posto in Italia per numero di borse di studio assegnate a giovani titolari di protezione internazionale, sussidiaria o temporanea.
Un risultato che evidenzia il ruolo centrale svolto dall’università pugliese nel favorire l’accesso all’istruzione superiore a studenti costretti a lasciare il proprio Paese a causa di guerre, persecuzioni o crisi umanitarie. Solo nell’anno accademico in corso, l’Università di Bari ha assegnato 20 borse di studio, il dato più alto registrato a livello nazionale, consolidando un percorso di inclusione portato avanti negli ultimi dieci anni.
La Fondazione Crui ha ricordato come, nell’ultimo decennio, siano state complessivamente erogate 837 borse di studio in 66 università italiane, consentendo a studenti provenienti da oltre 70 nazionalità diverse di proseguire il proprio percorso formativo. In questo contesto, Uniba ha avuto un ruolo di primo piano con 146 borse assegnate complessivamente nel periodo considerato.
Dietro i numeri ci sono storie di giovani che hanno trovato nell’università una possibilità concreta di ricostruire il proprio futuro. Tra i beneficiari delle borse figurano studenti provenienti da aree segnate da conflitti e instabilità politica, che hanno potuto riprendere gli studi interrotti e costruire nuove prospettive professionali.
Nel dettaglio, tra i venti studenti sostenuti nell’anno accademico in corso, quattordici sono donne e sei uomini. Le provenienze testimoniano la dimensione internazionale dell’iniziativa: nove studenti arrivano dall’Ucraina, quattro dall’Afghanistan, tre dal Camerun, due dall’Iran, uno dalla Palestina e uno dalla Guinea.
I beneficiari sono iscritti a percorsi di studio differenti, con tredici studenti impegnati in corsi di laurea triennale e sette in corsi magistrali. Le borse di studio vengono rinnovate annualmente sulla base dei risultati ottenuti e dei crediti formativi acquisiti, premiando così l’impegno e il merito accademico fino al completamento del percorso universitario.
Tra le esperienze simbolo viene ricordata quella di una studentessa afghana che, grazie al sostegno ricevuto, ha completato il proprio percorso laureandosi in Relazioni Internazionali. Un esempio che rappresenta il valore sociale dell’iniziativa e l’impatto concreto delle opportunità offerte dall’ateneo.
Il rettore Roberto Bellotti ha sottolineato l’importanza del risultato raggiunto, evidenziando come il primato nazionale non rappresenti un punto di arrivo ma uno stimolo a proseguire lungo la strada intrapresa. Secondo Bellotti, il modello adottato dall’Università di Bari dimostra che inclusione, merito e servizi dedicati possono tradursi in risultati concreti e misurabili.
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