Una laurea che parla di speranza: rifugiata afghana si laurea a Bari

Dall’Afghanistan all’Italia, la storia di una studentessa che ha trasformato la fuga da Kabul in un traguardo accademico esemplare

all’Università di Bari, una profuga afghana  ha conseguido la laurea magistrale in Relazioni Internazionali e Studi Europei, diventando la prima donna afghana con questo titolo nell’ateneo pugliese. Il suo percorso universitario, iniziato dopo la drammatica fuga da Kabul, si è concluso con una tesi discussa in Scienze Politiche, frutto di un lavoro di ricerca condotto in lingua inglese, su un tema profondamente legato alla sua esperienza personale: il reinsediamento dei rifugiati afghani in Italia dopo agosto 2021.

La giovane donna ha lasciato l’Afghanistan nel 2021, durante la riconquista del potere da parte dei talebani. In quel periodo, migliaia di cittadini afghani cercarono rifugio fuori dal Paese, in una delle crisi migratorie più complesse degli ultimi anni. La protagonista di questa vicenda, già in possesso di due lauree ottenute a Kabul, è riuscita a ricostruire il proprio percorso accademico grazie all’Italia.

L’accesso al corso magistrale è stato possibile grazie a una nuova procedura di riconoscimento dei titoli di studio attivata dall’Università di Bari nel dicembre 2023. Questo meccanismo è stato pensato per supportare rifugiati e soggetti vulnerabili, facilitando la loro inclusione nei percorsi formativi italiani.

La tesi finale, supervisionata dal professor Giuseppe Campesi, ha avuto un taglio empirico e qualitativo. Intitolata “Migrations, Borders and Human Rights”, l’indagine ha coinvolto 12 donne rifugiate afghane reinsediate in Italia, attraverso una serie di interviste che hanno messo in luce le difficoltà e le opportunità incontrate nel processo di integrazione.

Il docente ha evidenziato il valore umano e scientifico del lavoro, sottolineando come la ricerca sia riuscita a coniugare esperienza personale e analisi accademica, offrendo un contributo originale nel dibattito sul reinsediamento e sulla condizione delle donne rifugiate.

Guardando al futuro, la giovane si dice pronta ad affrontare nuove sfide professionali, con l’obiettivo di contribuire, anche in Italia, alla promozione dei diritti umani e all’inclusione delle comunità migranti. Il suo è un messaggio di forza, rivolto non solo ai rifugiati ma anche a tutte le donne che si trovano ad affrontare contesti difficili.

Redazione

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