Traffico illecito di rifiuti, 19 misure cautelari nell’operazione “Erebus”

Smaltimenti clandestini tra campagne, cave e aree protette: sequestri milionari e indagini in sei province

Per oltre due anni vaste aree della Puglia sono finite al centro di un articolato sistema di smaltimento illecito di rifiuti speciali provenienti da diverse regioni italiane. Le campagne del Tavoliere, l’Alta Murgia e numerose zone rurali tra Foggia, Bat e Bari sarebbero state trasformate in discariche abusive dove tonnellate di materiale industriale, scarti tessili e rifiuti urbani venivano scaricati soprattutto durante le ore notturne.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e sviluppata dai Carabinieri del Noe, ha portato all’esecuzione di 19 misure cautelari nelle province di Foggia, Napoli, Salerno, Benevento, Roma e Latina. L’operazione, denominata “Erebus”, rappresenta uno degli sviluppi principali di un’indagine avviata nell’ottobre del 2023 e già sfociata nei primi mesi del 2026 in ulteriori provvedimenti restrittivi tra Puglia e Campania.

Secondo gli investigatori, il sistema criminale avrebbe coinvolto una rete organizzata capace di gestire il trasferimento illegale di enormi quantitativi di rifiuti speciali attraverso documentazione alterata e classificazioni non corrispondenti alla reale natura del materiale trasportato. Il meccanismo consentiva di aggirare i costi previsti per lo smaltimento regolare, generando profitti illeciti stimati in circa 2,5 milioni di euro.

Le misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Bari comprendono sei arresti domiciliari, sette obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e sei interdizioni temporanee dall’attività imprenditoriale. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.

Le indagini hanno ricostruito una rete logistica che partiva da diversi impianti situati nelle province di Roma, Napoli, Caserta, Salerno e Brindisi. Da qui i rifiuti sarebbero stati caricati su mezzi autorizzati formalmente al trasporto, rendendo più difficile individuare le operazioni illegali. La documentazione di accompagnamento indicava siti di destinazione inesistenti oppure impianti che, nella realtà, non ricevevano mai i carichi segnalati.

Gli automezzi monitorati dagli investigatori avrebbero raggiunto più volte le campagne pugliesi tra Cerignola, Lucera e San Severo, oltre alle aree dell’Alto e Basso Tavoliere. Le attività di sversamento sono state documentate anche in territori di particolare valore ambientale come il Parco dell’Alta Murgia.

Le aree utilizzate per lo smaltimento abusivo comprendevano cave dismesse, terreni agricoli, uliveti, vigneti e capannoni abbandonati. In numerosi episodi i rifiuti venivano incendiati subito dopo lo scarico per eliminare le tracce e creare nuovo spazio destinato ad altri conferimenti. I roghi avrebbero provocato emissioni tossiche e forti disagi ambientali in vaste zone rurali, rendendo l’aria irrespirabile per chilometri.

Nel corso delle attività investigative gli inquirenti hanno fatto ricorso a intercettazioni telefoniche, pedinamenti elettronici, sistemi di tracciamento e riprese video. Grazie a questo lavoro è stato possibile individuare decine di episodi di sversamento illegale e ricostruire i collegamenti tra i vari soggetti coinvolti nella filiera.

Nelle fasi precedenti dell’indagine erano già state sequestrate circa cinquanta aree utilizzate come discariche abusive. Con gli ultimi provvedimenti l’autorità giudiziaria ha inoltre disposto il sequestro preventivo per equivalente di beni e patrimoni fino alla cifra di 2,5 milioni di euro. Il provvedimento ha riguardato dieci società considerate coinvolte nell’attività illecita, circa sessanta automezzi e numerosi beni mobili e immobili riconducibili agli indagati.

Il procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi ha evidenziato la gravità del fenomeno, sottolineando come alcune aree della Puglia siano state trasformate in vere e proprie discariche a cielo aperto. L’attenzione degli investigatori resta ora concentrata sul controllo dei flussi di rifiuti e sulla verifica delle autorizzazioni utilizzate per il trasporto e lo smaltimento dei materiali speciali.

L’operazione “Erebus” rappresenta uno dei più importanti interventi contro il traffico illecito di rifiuti nel Sud Italia e riaccende l’attenzione sull’impatto ambientale e sanitario delle attività criminali legate allo smaltimento abusivo.

Redazione

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