Sacramenti a pagamento online, bufera sulla piattaforma Prayforme

Un'inchiesta televisiva riaccende il dibattito sull’etica nei servizi religiosi digitali

Un’inchiesta trasmessa il 9 aprile da Fuori dal coro ha sollevato un acceso dibattito sull’offerta di consulenze spirituali e sacramenti a pagamento tramite il sito americano Prayforme.com, piattaforma che consente a sacerdoti di tutto il mondo di erogare prestazioni religiose online, dietro compenso economico.

Tali servizi rappresentano una forma di commercializzazione della fede non compatibile con l’insegnamento cattolico. Secondo la dottrina, infatti, i sacramenti non possono in alcun modo essere oggetto di scambio economico.

Don Luca De Muro, sacerdote barese a capo della parrocchia del Redentore, sarebbe risultato iscritto alla piattaforma in questione, offrendo colloqui spirituali in cambio di pagamento. L’episodio ha provocato sorpresa e perplessità nell’opinione pubblica.

A fronte delle domande ricevute, l’interessato ha sostenuto di non essere a conoscenza della natura commerciale della piattaforma, sostenendo di aver aderito per un errore di valutazione. La vicenda ha comunque generato clamore, spingendo l’Istituto Salesiani Redentore a diffondere una nota ufficiale per prendere posizione.

Nel comunicato, si evidenzia come la partecipazione del sacerdote alla piattaforma sia avvenuta con l’erronea convinzione che il servizio fosse privo di valore economico e sacramentale. La nota prosegue chiarendo che don De Muro ha manifestato dispiacere per l’accaduto e per le possibili conseguenze che il fatto potrebbe aver generato nei confronti della comunità religiosa locale.

I vertici della Comunità Salesiana di Bari e dell’Ispettoria Salesiana Meridionale hanno espresso forte disapprovazione verso qualsiasi forma di collegamento tra ministero pastorale e vantaggi economici, ribadendo la centralità di un approccio disinteressato nella missione sacerdotale. Al tempo stesso, hanno confermato la fiducia nei confronti del parroco, sottolineando la necessità di rafforzare la formazione dei religiosi per evitare che simili situazioni possano ripetersi.

L’inchiesta ha riportato sotto i riflettori una questione già emersa in altre occasioni: l’evoluzione digitale dei servizi religiosi può generare ambiguità laddove non sia accompagnata da un controllo chiaro e da linee guida condivise. In un’epoca in cui la spiritualità si confronta sempre più con il mondo del web, diventa cruciale distinguere tra sostegno pastorale e attività commerciali mascherate da opere di fede.

 

Redazione

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