Rivolta nel carcere di Lecce: 29 indagati, tra loro anche detenuti baresi

Sovraffollamento, tensioni e violenze: ricostruiti i fatti della protesta nel penitenziario di Borgo San Nicola

L’istituto penitenziario di Borgo San Nicola, a Lecce, torna al centro dell’attenzione giudiziaria dopo la conclusione delle indagini su una violenta rivolta avvenuta il 15 novembre 2025. La Procura ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari a 29 detenuti, ipotizzando reati legati a lesioni aggravate ai danni del personale di polizia penitenziaria. Si tratta di un passaggio formale che potrebbe anticipare la richiesta di rinvio a giudizio.

Il contesto in cui si è verificato l’episodio appare particolarmente critico, segnato da un sovraffollamento strutturale che da tempo incide sull’equilibrio interno della struttura. A fronte di una capienza regolamentare di 789 posti, la presenza effettiva supera stabilmente le 1.200 unità. Una situazione aggravata da un organico della polizia penitenziaria ritenuto insufficiente rispetto alle necessità operative quotidiane.

Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni investigative, l’innesco della rivolta sarebbe riconducibile al trasferimento di un detenuto da una sezione all’altra del reparto. Un evento che avrebbe generato tensioni crescenti, sfociate rapidamente in atti di violenza. Gli inquirenti descrivono una escalation caratterizzata da minacce nei confronti degli agenti, seguite da aggressioni fisiche con calci e pugni e da atti vandalici all’interno della struttura.

Tra i danni documentati figura anche la distruzione del vetro di protezione del box riservato agli agenti. Il bilancio finale parla di sei membri della polizia penitenziaria feriti, tra ufficiali e agenti, con prognosi comprese tra cinque e dodici giorni. Un dato che conferma la gravità degli scontri avvenuti durante la protesta.

All’interno dell’elenco degli indagati compaiono anche diversi detenuti legati al territorio barese. Tra questi figurano Vito Lamanuzzi (29 anni, Bari), Giuseppe Lovero (27 anni, Putignano), Giorgi Badashvili (26 anni, residente a Bitetto), Gianmarco Fugazzaro (23 anni, residente a Modugno) ed Emanuel Martiradonna (28 anni, Bari). I nominativi fanno parte del gruppo complessivo dei 29 soggetti iscritti nel registro degli indagati, ciascuno con responsabilità ipotizzate a vario titolo per i fatti accaduti.

La chiusura delle indagini apre ora una nuova fase procedurale. Gli indagati avranno la possibilità di presentare memorie difensive o richiedere di essere interrogati, strumenti previsti dal codice per chiarire la propria posizione prima di eventuali sviluppi processuali. Successivamente, sarà il giudice a valutare le richieste avanzate dalla Procura e a decidere se procedere con il rinvio a giudizio.

L’episodio si inserisce in un quadro più ampio di criticità che riguarda il sistema penitenziario italiano, dove le condizioni di sovraffollamento e la carenza di personale rappresentano fattori di rischio per la sicurezza interna. Nel caso specifico di Lecce, tali elementi sembrano aver contribuito a creare un clima di tensione che ha favorito il degenerare degli eventi.

La vicenda resta ora nelle mani dell’autorità giudiziaria, chiamata a fare piena luce sulle responsabilità individuali e sull’esatta dinamica dei fatti. Nel frattempo, l’attenzione rimane alta sulle condizioni degli istituti penitenziari e sulla necessità di interventi strutturali per prevenire situazioni analoghe.

Redazione

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