La cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Bari si è trasformata in un momento di forte riflessione istituzionale, con la riforma della magistratura posta al centro del dibattito pubblico. Nel suo intervento introduttivo, il presidente della Corte d’Appello di Bari, Franco Cassano, ha espresso una posizione articolata e critica sull’attuale percorso di revisione costituzionale, oggi sottoposto a referendum, evidenziando le ricadute che tale scelta potrebbe avere sull’equilibrio democratico e sull’autonomia dell’ordine giudiziario.
Secondo Cassano, il clima politico e sociale generato dalla riforma risulta fortemente divisivo, anche per la modalità con cui il processo riformatore è stato portato avanti. L’assenza di una mediazione parlamentare ampia avrebbe infatti contribuito a una frattura nel Paese, aggravata dalla complessità tecnica dei temi sottoposti al giudizio popolare. Temi che, a suo avviso, rischiano di essere semplificati eccessivamente nel dibattito pubblico, trasformandosi in slogan piuttosto che in strumenti di comprensione consapevole per i cittadini.
Uno dei punti più delicati affrontati riguarda la prospettiva di istituire due distinti Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Cassano ha sottolineato il pericolo che tali organi possano finire sotto un’influenza politica indiretta, a causa di una componente laica compatta contrapposta a magistrati selezionati singolarmente e privi di una rappresentanza collettiva. In questo scenario, la perdita dell’elettorato attivo per i magistrati ordinari viene descritta come una lesione destinata a ripetersi nel tempo, qualora la riforma venisse confermata.
Ulteriori perplessità emergono in relazione al meccanismo del sorteggio per la nomina dei componenti togati del Csm, che secondo Cassano eliminerebbe ogni legame di responsabilità tra i membri selezionati e il corpo giudiziario. A questo modello si contrapporrebbe quello previsto per i membri di nomina parlamentare, scelti attraverso liste predisposte dalla politica, creando una disparità considerata problematica sul piano costituzionale e potenzialmente pericolosa per l’indipendenza della magistratura.
Nel suo intervento, il presidente della Corte d’Appello ha inoltre collocato la riforma costituzionale all’interno di un quadro più ampio di interventi normativi, tra cui le modifiche sull’abuso d’ufficio, il traffico di influenze e il ruolo della Corte dei conti. Secondo questa lettura, tali misure risponderebbero a una visione dell’azione politico-amministrativa orientata a ridurre vincoli e controlli, in un contesto nazionale che continua a fare i conti con criminalità organizzata e livelli elevati di corruzione. In questo scenario, Cassano ha richiamato il rischio che la ricerca del consenso possa indebolire le garanzie istituzionali.
Di segno opposto la posizione del vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ha difeso l’impianto della riforma sostenendo che non si tratti di un intervento punitivo nei confronti della magistratura, ma di una revisione strutturale finalizzata a rafforzare le tutele per i cittadini. Secondo Sisto, la separazione dei ruoli e la revisione dei meccanismi interni consentirebbero di superare il peso delle correnti associative, favorendo una valutazione dei magistrati basata sul merito e non sull’appartenenza.
Sisto ha inoltre evidenziato come l’istituzione di un’Alta corte disciplinare autonoma possa garantire maggiore indipendenza nelle funzioni di controllo, in linea con quanto già avviene in altre professioni ordinistiche. Una scelta che, secondo il rappresentante del governo, rafforzerebbe proprio quei principi di autonomia e imparzialità che la magistratura considera fondamentali.
Accanto al dibattito istituzionale, la relazione di Cassano ha offerto anche un quadro dettagliato sull’andamento della giustizia nel distretto di Bari, con dati significativi legati agli obiettivi del Pnrr. La durata media dei procedimenti si attesterebbe su 328 giorni, mentre le pendenze risultano drasticamente ridotte rispetto al 2019, passando da 12.000 a circa 4.900 nel settembre 2025.
Sul fronte della criminalità, nel periodo compreso tra luglio 2024 e giugno 2025, si registra una diminuzione degli omicidi volontari, scesi a 25 denunce complessive nel distretto che comprende Bari, Foggia e Trani. Tuttavia, cresce il numero degli omicidi tentati e, in modo particolarmente significativo, aumentano i casi di femminicidio, passati da sei a otto, con un incremento anche dei tentativi. Dati che restituiscono l’immagine di un territorio in cui, accanto a segnali di miglioramento, permangono criticità rilevanti sul piano della sicurezza e della tutela delle persone.
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