Torna al centro dell’attenzione la vertenza legata a Natuzzi, con una nuova giornata di mobilitazione che ha visto i lavoratori scendere nuovamente in strada per esprimere il proprio dissenso. La protesta si è concentrata lungo la strada provinciale 41, arteria che collega gli stabilimenti Jesce 1 e Jesce 2, quest’ultimo indicato tra i siti a rischio chiusura secondo il piano industriale presentato dall’azienda.
La partecipazione alla manifestazione è stata ampia e trasversale, coinvolgendo tutte le principali sigle sindacali e numerosi dipendenti provenienti da entrambe le sedi produttive. Il fronte sindacale si è mostrato compatto nel ribadire la necessità di bloccare il piano, considerato penalizzante per il futuro occupazionale e produttivo del territorio. La richiesta principale resta quella di riaprire un confronto concreto con l’azienda, finalizzato a individuare soluzioni alternative.
Secondo quanto emerso nelle settimane precedenti, il progetto aziendale prevede una riorganizzazione significativa. Tra i punti più discussi figura la possibile cessione del sito logistico di La Martella, a Matera, insieme alla vendita dello stabilimento di Ginosa, già inattivo. A ciò si aggiungerebbe la chiusura o la dismissione di Jesce 2, elemento che ha alimentato ulteriormente le tensioni tra lavoratori e management.
Le conseguenze sul piano occupazionale risultano particolarmente rilevanti. Le stime diffuse dalle organizzazioni sindacali parlano infatti di un numero di esuberi compreso tra le 700 e le 900 unità, una prospettiva che ha contribuito ad accrescere il clima di preoccupazione tra i dipendenti. Parallelamente, è stata avanzata anche la richiesta di un incremento delle ore di cassa integrazione, segnale di una situazione produttiva già in difficoltà.
Nel corso della manifestazione, i rappresentanti dei lavoratori hanno ribadito con fermezza la propria posizione. La mobilitazione, è stato sottolineato, proseguirà senza interruzioni fino a quando non verrà ritirato il piano industriale, ritenuto incompatibile con la salvaguardia dei livelli occupazionali. L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere un tavolo di confronto che possa garantire soluzioni condivise e sostenibili.
Il caso Natuzzi si inserisce in un contesto più ampio di criticità che coinvolgono il settore manifatturiero e, in particolare, il comparto del mobile imbottito. Tuttavia, la vertenza attuale assume una rilevanza specifica per il territorio tra Puglia e Basilicata, dove l’azienda rappresenta una realtà produttiva di riferimento.
La protesta dei lavoratori evidenzia quindi non solo una richiesta di tutela occupazionale, ma anche la volontà di difendere un intero sistema produttivo locale, messo a rischio da scelte industriali ritenute non sostenibili. In assenza di sviluppi positivi nel dialogo tra le parti, la mobilitazione appare destinata a proseguire nei prossimi giorni, mantenendo alta l’attenzione sulla vicenda.
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