Procura di Bari respinge la riapertura del caso Ciccio e Tore

La richiesta della famiglia dei fratellini scomparsi a Gravina di riaprire le indagini è stata negata

La Procura di Bari ha nuovamente chiuso le porte alla riapertura delle indagini sulla morte dei fratellini Salvatore e Francesco Pappalardi, noti come Ciccio e Tore, scomparsi il 5 giugno 2006 e ritrovati senza vita nel febbraio 2008 in una cisterna del rudere noto come la “casa delle cento stanze”. Il provvedimento di rigetto, firmato dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis, ha respinto l’istanza per mancanza di nuove prove. Non sono emersi elementi probatori sufficienti per giustificare nuove investigazioni.

La richiesta di riaprire le indagini era stata presentata il 29 marzo dalla madre, Rosa Carlucci, e dalla sorella dei bambini, Filomena Pappalardi, con il supporto dell’avvocato Giovanni Ladisi e del consulente Rocco Silletti. La famiglia sperava in una nuova valutazione di elementi cruciali, come l’orario della caduta nella cisterna, che per loro sarebbe avvenuta intorno alle 23:30, mentre gli inquirenti sostenevano che fosse avvenuta qualche ora prima. Inoltre, avevano sollevato dubbi riguardo alla presenza di un farmaco tranquillante rinvenuto vicino ai corpi dei bambini e su testimonianze considerate contraddittorie.

Nel febbraio 2008, il ritrovamento dei corpi dei fratellini fu casuale: un dodicenne cadde nello stesso rudere mentre giocava con degli amici. L’incidente portò all’arrivo dei soccorsi e alla scoperta dei corpi di Ciccio e Tore, ponendo fine a due anni di ricerche. Nonostante la tragicità del caso, ulteriori indagini avviate nel passato non hanno portato a nuovi sviluppi e sono state archiviate, con la Cassazione che ha confermato l’archiviazione.

Oltre alle richieste di nuove indagini penali, in sede civile pende una causa per risarcimento danni presentata dalla famiglia Pappalardi contro il Comune di Gravina e la società proprietaria del rudere. Tuttavia, anche questa azione legale ha avuto esiti sfavorevoli per la famiglia, con il respingimento sia da parte del tribunale che della corte d’appello di Bari.

Secondo il provvedimento emesso dalla magistratura, non vi sono né nuove fonti di prova né esigenze investigative che giustifichino una rivalutazione delle indagini già espletate. La vicenda, pur segnata da elementi controversi e interrogativi sollevati dalla famiglia, sembra destinata a rimanere chiusa dal punto di vista giudiziario.

Redazione

Seguici su

Aggiungi baritomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

L’uomo, già sottoposto a divieto di avvicinamento, avrebbe devastato l’ingresso dell’attività commerciale. La donna si...
Sequestrati il mezzo e una parte dell’oleificio di Barletta dove lavorava il 34enne. Carabinieri e...
Il lavoratore di 34 anni è precipitato mentre operava vicino a un silos: soccorso dai...

Altre notizie