Policlinico di Bari, innesto biologico al ginocchio evita la protesi a una 43enne

Un intervento innovativo ha permesso di ricostruire la parte danneggiata dell’articolazione con tessuto osteocondrale da donatore e tecnologia 3D

Un intervento di chirurgia ortopedica innovativa ha permesso a una paziente di 43 anni di evitare una protesi al ginocchio grazie all’utilizzo di un innesto biologico osteocondrale. L’operazione è stata eseguita al Policlinico di Bari dall’équipe di ortopedia guidata dal professor Giuseppe Solarino, con il contributo del dottor Lorenzo Moretti.

La tecnica adottata ha consentito di sostituire la parte dell’articolazione danneggiata con un tessuto biologico compatibile, offrendo alla paziente la possibilità di conservare il proprio ginocchio naturale e recuperare progressivamente la funzionalità dell’arto.

La patologia che aveva compromesso il ginocchio

La paziente era affetta da una grave lesione del condilo femorale interno, causata da una patologia dell’età evolutiva chiamata osteocondrite dissecante.

Questa condizione può provocare il deterioramento della cartilagine e dell’osso sottostante, compromettendo nel tempo il corretto funzionamento dell’articolazione e causando dolore e limitazioni nei movimenti.

In casi simili, soprattutto quando il danno è esteso, può rendersi necessario il ricorso a una protesi. In questo caso, invece, i chirurghi hanno scelto una soluzione biologica e ricostruttiva.

Un innesto personalizzato con supporto della stampa 3D

Durante l’intervento, i medici hanno prima rimosso completamente l’area danneggiata, eliminando sia la superficie cartilaginea compromessa sia la porzione di osso subcondrale sottostante.

La zona è stata poi preparata creando una sede con una geometria precisa, attraverso una sagomatura a base esagonale, necessaria per garantire stabilità e un perfetto adattamento del nuovo tessuto.

Successivamente è stato inserito un tassello osteocondrale prelevato da un donatore, modellato con estrema precisione per adattarsi all’anatomia della paziente.

Un ruolo importante è stato svolto anche dalla tecnologia: i chirurghi hanno utilizzato una mascherina 3D personalizzata, realizzata sulla base dello studio ricostruttivo dell’articolazione, per ottenere un posizionamento estremamente accurato dell’innesto.

Il corpo riconosce il tessuto come naturale

Uno degli aspetti più importanti della procedura riguarda la natura biologica del materiale utilizzato. Il tessuto osteocondrale del donatore, essendo compatibile con quello articolare originale, viene progressivamente integrato dall’organismo.

Nelle settimane successive all’operazione si avvia un processo definito di “riabitazione”, durante il quale le cellule della paziente colonizzano gradualmente il nuovo tessuto, favorendone la vascolarizzazione e l’attecchimento.

Redazione

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