È scoppiata una dura polemica politica a Mola di Bari in seguito alla pubblicazione di una foto che ritrae il consigliere comunale Giuseppe Calabrese accanto alla tomba di Benito Mussolini, a Predappio, mentre compie il gesto del saluto romano. L’immagine, diffusa tramite uno stato WhatsApp, ha generato immediata indignazione, soprattutto da parte del sindaco Giuseppe Colonna, che ha condannato il gesto con fermezza.
Giuseppe Calabrese, già esponente del centrodestra ma attualmente parte della maggioranza di centrosinistra che sostiene il primo cittadino, è stato duramente criticato per quello che è stato definito “un gesto politicamente e simbolicamente grave”, incompatibile con il ruolo di rappresentante delle istituzioni democratiche.
Secondo il primo cittadino, non si tratta di una semplice leggerezza o provocazione, né può essere giustificata come una scelta personale: il gesto è stato giudicato come una minaccia alla memoria democratica e antifascista della comunità.
Nella lunga dichiarazione pubblica, Colonna ha voluto sottolineare con forza che “il fascismo non è folklore, non è goliardia, non è un’opinione. È una negazione della democrazia”. Ha ribadito che Mola di Bari si riconosce pienamente nei valori della Costituzione repubblicana e rifiuta ogni forma di autoritarismo, odio e discriminazione.
Nessun spazio, secondo il sindaco, per ambiguità o silenzi opportunistici. Da qui la richiesta esplicita rivolta al consigliere Calabrese: presentare scuse pubbliche, senza ambiguità, e agire concretamente per riparare al danno arrecato. L’episodio ha creato disagio anche all’interno della maggioranza, minando la credibilità dell’intera coalizione.
Chi siede nelle istituzioni ha il dovere non solo di rispettare, ma di difendere attivamente i principi della Costituzione, nei comportamenti pubblici e privati, un monito rivolto non solo al consigliere coinvolto, ma anche a tutta la classe politica.
Giuseppe Calabrese ha successivamente pubblicato un post di scuse, ammettendo l’errore e prendendo le distanze dall’episodio, nel tentativo di porre rimedio alla situazione. Tuttavia, il caso ha lasciato strascichi importanti, suscitando un acceso dibattito pubblico sulla responsabilità morale e istituzionale di chi ricopre cariche elettive.
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