Piscine comunali a Bari, possibile nuovo stop alla concessione

Dubbi sui costi energetici e sulla sostenibilità economica spingono verso il rinvio della delibera per lo Stadio del Nuoto

La gestione delle piscine comunali situate nello Stadio del Nuoto di Bari torna al centro del dibattito politico cittadino, con la concreta possibilità che la delibera prevista in Consiglio venga ritirata per ulteriori approfondimenti. Il provvedimento, inserito all’ordine del giorno dell’assemblea prevista nel pomeriggio, potrebbe subire un nuovo slittamento, confermando le difficoltà amministrative che accompagnano la vicenda da mesi.

Al centro delle perplessità emergono soprattutto i dati economici contenuti nel bando. La proposta era stata elaborata per rilanciare una gara già fallita in precedenza, rimasta senza partecipanti nel 2025. Per renderla più attrattiva, l’amministrazione comunale aveva previsto un incremento del contributo annuo fino a 95mila euro oltre IVA, sulla base di un Piano Economico Finanziario redatto da un consulente esterno. Tuttavia, le condizioni di mercato nel frattempo sono cambiate in modo significativo.

Uno dei nodi principali riguarda l’aumento dei costi energetici. Le tensioni internazionali, in particolare nelle aree del Medio Oriente, hanno determinato un rialzo generalizzato dei prezzi, incidendo pesantemente sulla gestione di impianti energivori come le piscine. Secondo quanto emerso in Commissione Bilancio, le stime utilizzate per il piano economico non terrebbero adeguatamente conto di questi rincari, risultando quindi non aggiornate rispetto alla realtà attuale.

Le criticità non si limitano all’energia. Anche l’effetto inflattivo complessivo incide sulle spese operative, comprese quelle fiscali. Tutte le voci di costo risulterebbero calcolate su scenari economici ormai superati, mettendo a rischio l’equilibrio finanziario dell’intera operazione. Questo scenario potrebbe scoraggiare eventuali operatori economici interessati alla gestione, riducendo le prospettive di redditività attese.

Un ulteriore elemento di discussione riguarda la Tari. Le valutazioni precedenti si basavano su una superficie di circa 1.200 metri quadrati, riferita all’utilizzo parziale degli impianti. La nuova concessione, invece, comprenderebbe circa 5.000 metri quadrati, con un conseguente aumento significativo dei costi legati alla tassazione sui rifiuti. Anche questo aspetto contribuisce a rendere il quadro economico più complesso rispetto alle previsioni iniziali.

Dal punto di vista tecnico, il bando prevede una gestione unitaria delle due vasche principali, quella da 25 metri e quella da 35 metri, includendo anche gli spazi comuni come gli spogliatoi. Tuttavia, le due strutture presentano caratteristiche differenti: la piscina più piccola è maggiormente adatta ad attività di base e fitness, mentre quella più grande comporta consumi energetici più elevati, incidendo sulla sostenibilità complessiva. Resta esclusa dalla gara la vasca olimpionica da 50 metri, ancora in attesa di interventi di riqualificazione.

Nel lungo periodo, il piano prevedeva ricavi complessivi per circa 7,2 milioni di euro nell’arco di dieci anni, a fronte di costi stimati intorno agli 8,1 milioni. Un disallineamento che già in fase progettuale sollevava interrogativi sulla convenienza economica, ora accentuati dal mutato contesto.

Le proposte alternative non mancano. Alcuni esponenti politici sottolineano la necessità di investire nell’efficientamento energetico degli impianti, anche attraverso l’installazione di sistemi di produzione autonoma come pannelli fotovoltaici. Si evidenzia inoltre la possibilità di accedere a fondi nazionali e regionali dedicati alla sostenibilità energetica, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dai costi esterni.

Dal fronte dell’opposizione emerge invece l’idea di avviare un confronto con aziende pubbliche locali per ottenere tariffe agevolate sulle forniture energetiche e idriche. Questa soluzione punterebbe a garantire la continuità del servizio e a sostenere le attività sportive, comprese quelle delle squadre cittadine che utilizzano l’impianto.

In questo contesto, le piscine comunali vengono considerate una delle infrastrutture sportive più rilevanti della città, motivo per cui la gestione futura richiede valutazioni approfondite e strategie sostenibili. Il possibile ritiro della delibera rappresenta dunque un passaggio interlocutorio, finalizzato a rivedere i presupposti economici e tecnici del progetto.

Redazione

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