Parco della Giustizia a Bari rallenta ancora tra ricorsi e verifiche

Nuovo passaggio nei tribunali amministrativi per il progetto della cittadella giudiziaria, mentre si attende un riesame tecnico e ulteriori decisioni del Tar

Il percorso verso la realizzazione del Parco della Giustizia di Bari continua a essere caratterizzato da rallentamenti e complessità procedurali. Il progetto destinato a trasformare l’area di Poggiofranco in una moderna cittadella giudiziaria resta infatti al centro di un articolato contenzioso amministrativo, che ne sta ritardando l’avvio concreto.

L’ultimo sviluppo riguarda la decisione del Consiglio di Stato, intervenuto sul ricorso presentato dall’Agenzia del Demanio e dall’impresa risultata vincitrice dell’appalto, il raggruppamento guidato da Cobar. La pronuncia ha confermato in parte quanto già stabilito dal Tar Puglia, introducendo però un passaggio fondamentale: la necessità di procedere a un nuovo esame tecnico degli atti di gara.

Il nodo principale della vicenda riguarda il sistema di attribuzione dei punteggi utilizzato per definire la graduatoria finale. A sollevare la questione era stato il raggruppamento secondo classificato, Rti Manelli, che aveva contestato i criteri adottati nella valutazione delle offerte. Da qui è scaturito un lungo iter giudiziario che ha coinvolto più livelli della giustizia amministrativa.

Secondo quanto stabilito dalla sentenza n. 2483/2026, non si determina alcun ribaltamento immediato dell’esito della gara, né l’assegnazione automatica dell’appalto ad altri concorrenti. Gli effetti della decisione si limitano all’obbligo, per la stazione appaltante, di riesaminare alcuni aspetti specifici della procedura.

Tra questi, particolare rilievo assume il subcriterio D.2, relativo alla certificazione ambientale Leed, su cui il Consiglio di Stato ha confermato le valutazioni del Tar. Allo stesso tempo, è stato ribadito l’annullamento di una parte del punteggio assegnato al Rti Manelli per il subcriterio A.2, riguardante esperienza e qualificazione professionale, poiché tra i lavori presentati figurava anche un intervento non completato e quindi non considerato valido ai fini della valutazione.

Il riesame disposto coinvolgerà quindi più elementi della gara, rendendo necessario un ulteriore approfondimento tecnico che potrebbe incidere sugli equilibri complessivi della graduatoria, pur senza modificarla automaticamente.

Parallelamente, resta aperto un altro fronte giudiziario che potrebbe incidere in modo significativo sugli sviluppi futuri. I legali del raggruppamento vincitore hanno infatti sollevato una questione relativa alla legittimazione del concorrente arrivato secondo. In particolare, viene evidenziato come l’impresa Manelli abbia trasferito le proprie attività a un’altra società, Cmc Ravenna, attraverso un contratto di affitto di ramo d’azienda entrato in vigore a partire dal dicembre 2025.

Questo passaggio societario potrebbe, secondo i ricorrenti, precludere la possibilità per Manelli di ottenere l’aggiudicazione dell’appalto, qualora si arrivasse a una revisione della graduatoria. La questione sarà oggetto di valutazione da parte del Tar Puglia, chiamato a pronunciarsi nel corso dell’udienza fissata per il 29 aprile 2026.

In attesa di questa nuova decisione, il progetto del Parco della Giustizia resta dunque sospeso in una fase interlocutoria. L’intervento, considerato strategico per la riorganizzazione degli uffici giudiziari cittadini, continua a essere frenato da una serie di verifiche amministrative e contenziosi legali che ne complicano l’avanzamento.

L’esito dei prossimi passaggi giudiziari sarà determinante per chiarire definitivamente il quadro e consentire, eventualmente, la ripresa dell’iter realizzativo. Fino ad allora, la cittadella giudiziaria di Poggiofranco rimane un’opera attesa ma ancora lontana dalla sua concretizzazione.

Redazione

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