È allarme nel comparto olivicolo-oleario italiano alla vigilia dell’avvio della nuova campagna di raccolta. Trenta organizzazioni tra produttori, cooperative e associazioni, con una forte presenza pugliese – tra cui CIA Agricoltori Italiani di Puglia, Italia Olivicola e Oliveti Terra di Bari – hanno firmato una lettera indirizzata al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, per sollecitare un intervento immediato a tutela del settore.
Il cuore dell’appello riguarda la necessità di rafforzare i controlli contro le frodi e le importazioni illegali, che – secondo i firmatari – avrebbero ripreso vigore dopo la conclusione delle attività straordinarie condotte nella scorsa campagna olearia. Durante il periodo ottobre 2024 – gennaio 2025, le quotazioni dell’olio extravergine sono rimaste stabili, grazie anche all’azione repressiva degli organi di controllo. I produttori riconoscono il merito al sottosegretario La Pietra per aver promosso tali attività, che hanno avuto un effetto deterrente sugli operatori disonesti.
Tuttavia, con la fine delle operazioni straordinarie, le attività illecite sarebbero riprese “come e più di prima”, secondo quanto riportano le associazioni. La lettera sottolinea che l’olio italiano viene venduto a prezzi sospettosamente bassi, con scambi che oscillano tra i 7 e i 7,7 euro al litro, e addirittura prezzi d’acquisto dai frantoi tra 5 e 6 euro. Valori che non riflettono i costi reali di produzione e che fanno temere la presenza di partite di olio “truccate” o di dubbia provenienza.
Un altro elemento critico segnalato riguarda le anomalie produttive di alcune aziende. In particolare, si fa riferimento a imprese agricole con mezzi obsoleti e manodopera assente per gran parte dell’anno, che tuttavia riescono a registrare rese elevatissime in fase di raccolta. Il sospetto è che queste aziende siano coinvolte in pratiche fraudolente, come l’utilizzo di olive provenienti da campi abbandonati o colpiti da Xylella, o addirittura in transazioni simulate attraverso contratti di affitto fittizi.
L’analisi proposta dalle associazioni punta anche sull’importanza di confrontare dati produttivi tra aziende dello stesso territorio, per evidenziare eventuali incongruenze nei livelli di produzione e qualità dell’olio. Controlli incrociati tra elenchi di fornitori dei frantoi, attrezzature impiegate e periodi di attività potrebbero – secondo i firmatari – far emergere elementi utili per identificare comportamenti anomali.
Un ulteriore nodo critico è rappresentato dal rischio di perdita di competitività dell’olio italiano sui mercati internazionali. La mancanza di una netta distinzione tra olio nazionale e prodotto estero, sia comunitario che extracomunitario, rischia – come si legge nella lettera – di cancellare in breve tempo decenni di sforzi e investimenti nella promozione del Made in Italy. La concorrenza sleale mina la sostenibilità dell’intera filiera, colpendo soprattutto i produttori virtuosi.
Nel finale della missiva, si chiede con urgenza un nuovo piano straordinario di controlli, per neutralizzare il sistema parallelo di frodi che rischia di danneggiare irreparabilmente la campagna alle porte. “Se non si interviene ora – si legge – questa rete consolidata di illeciti provocherà gravi danni economici e reputazionali, proprio quando il mercato offre possibilità di crescita”.
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