Un semplice comando vocale può attivare una richiesta di soccorso immediata, completa di posizione geografica e inviata ai contatti di fiducia. È questa la funzione centrale di ‘No pAIn’, applicazione ideata dal professor Agostino Giorgio, docente di Elettronica digitale al Politecnico di Bari, con l’obiettivo di offrire uno strumento concreto e accessibile in situazioni di emergenza.
Disponibile dall’inizio di gennaio su Apple Store e in fase di test per Android, l’app nasce con una finalità precisa: contrastare la violenza di genere attraverso la tecnologia, offrendo alle potenziali vittime un mezzo discreto e rapido per chiedere aiuto. L’idea ha preso forma in un periodo segnato da gravi episodi di cronaca, in particolare durante il femminicidio di Giulia Cecchettin. Da quella riflessione è scaturita la volontà di trasformare il noto “Signal for help”, il gesto internazionale con la mano per indicare una richiesta di aiuto, in un sistema digitale capace di superare i limiti fisici della presenza umana nelle vicinanze.
Il principio è tanto semplice quanto innovativo: automatizzare la richiesta di soccorso attraverso l’intelligenza artificiale, rendendola attivabile con una parola chiave o con un gesto rapido sullo schermo. Il nome scelto, ‘No pAIn’, richiama l’espressione inglese “no pain” (nessun dolore), ma rappresenta anche l’acronimo di Never Oppressed – Protected by Artificial Intelligence Non Violence System.
Dal punto di vista operativo, l’utente può configurare preventivamente l’app inserendo i numeri di telefono delle persone di fiducia. Per i dispositivi iOS è possibile scegliere la modalità di invio dell’allerta: sms, messaggio WhatsApp, chiamata vocale oppure tutte e tre contemporaneamente. Nel momento del bisogno basta pronunciare una frase come “Hey Siri, proteggimi” per attivare automaticamente l’invio delle richieste di aiuto con geolocalizzazione inclusa. In alternativa, è disponibile un pulsante sullo schermo, utilizzabile anche tramite smartwatch, che consente di inviare l’alert in modo immediato.
La versione Android introduce una funzionalità aggiuntiva: la possibilità di personalizzare le parole chiave. L’utente può scegliere termini specifici che, una volta pronunciati, attivano il sistema di emergenza. Un aspetto centrale del progetto riguarda la tutela della privacy. L’app non registra conversazioni né raccoglie dati personali, ma si limita a riconoscere esclusivamente le keyword impostate. Anche i numeri di contatto e le parole chiave restano memorizzati unicamente sul dispositivo dell’utente, senza trasmissioni a server esterni o servizi cloud. Non è richiesto alcun login e, in caso di disinstallazione, tutte le informazioni vengono automaticamente eliminate.
Proprio la gestione dei dati ha rappresentato uno dei punti di forza del progetto durante il processo di approvazione su Apple Store, notoriamente rigoroso sui temi della sicurezza e della privacy. Il sistema è stato progettato per azzerare la raccolta dei dati, garantendo un utilizzo sicuro e senza tracciamenti.
Sebbene l’ispirazione iniziale sia legata alla lotta contro la violenza sulle donne, le potenzialità dell’app si estendono a numerosi altri contesti. Può rivelarsi utile, ad esempio, per una persona anziana che vive sola e cade in casa senza riuscire a raggiungere il telefono, oppure in qualsiasi circostanza in cui sia necessario chiedere aiuto rapidamente senza digitare numeri o scrivere messaggi. La possibilità di attivare l’allerta con un comando vocale rappresenta un elemento decisivo nei momenti in cui anche pochi secondi possono fare la differenza.
L’innovazione di ‘No pAIn’ risiede dunque nella combinazione tra semplicità d’uso, immediatezza e protezione dei dati personali. Uno strumento tecnologico che, partendo da un’esigenza sociale urgente, propone una soluzione concreta e facilmente accessibile, con l’ambizione di trasformare uno smartphone in un alleato silenzioso contro ogni forma di pericolo.
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