La crescita delle locazioni turistiche in Puglia porta la Regione a introdurre una nuova disciplina per gestire gli effetti del fenomeno sul territorio. Il disegno di legge approvato dalla IV Commissione consiliare regionale punta a fornire ai Comuni strumenti concreti per regolare gli affitti brevi, proteggendo la disponibilità abitativa per i residenti senza compromettere un settore considerato strategico per l’economia regionale.
La riforma nasce dall’esigenza di trovare un equilibrio tra due necessità: da una parte sostenere il comparto turistico, che negli ultimi anni ha registrato una forte espansione, dall’altra affrontare le difficoltà generate dalla trasformazione di numerosi immobili in alloggi destinati ai visitatori. In particolare, nelle località più attrattive e nei centri storici, il fenomeno ha contribuito ad aumentare la pressione sul mercato degli affitti tradizionali.
Secondo i dati regionali, nel 2025 la Puglia ha raggiunto risultati record con oltre 6,6 milioni di arrivi turistici e 22,7 milioni di presenze complessive. Parallelamente, gli alloggi destinati alle locazioni turistiche hanno sfiorato quota 45 mila unità, rappresentando una componente significativa dell’offerta ricettiva regionale e circa un quinto degli arrivi complessivi.
Il provvedimento approvato dalla Commissione introduce una disciplina coordinata con la normativa nazionale, basata sui principi di proporzionalità, necessità e non discriminazione. La Regione ha scelto di intervenire riconoscendo ai territori con maggiore vocazione turistica la possibilità di adottare misure specifiche in base alle caratteristiche locali.
Tra gli aspetti più rilevanti della norma figura il ruolo affidato ai Comuni. Le amministrazioni potranno individuare aree particolari, come quartieri storici o zone con alta concentrazione turistica, nelle quali stabilire criteri e limiti per le nuove attività di locazione. Gli interventi potranno riguardare il numero massimo di alloggi autorizzabili, il rapporto tra posti letto turistici e popolazione residente, oltre alla disponibilità di abitazioni destinate agli affitti di lunga durata.
Le eventuali restrizioni dovranno comunque essere applicate in modo graduale, prevedendo periodi transitori per tutelare le attività già avviate nel rispetto delle regole. I Comuni potranno inoltre introdurre requisiti qualitativi più elevati per gli immobili destinati all’accoglienza, con particolare attenzione a sicurezza, condizioni igienico-sanitarie, accessibilità, decoro e servizi offerti agli ospiti.
Un elemento centrale della nuova disciplina riguarda la distinzione tra attività imprenditoriali e gestione non professionale degli immobili. Un emendamento presentato dal consigliere Antonio Scalera e sottoscritto da Loredana Capone ha chiarito che i limiti previsti dalla norma riguarderanno principalmente le attività svolte in forma imprenditoriale. Restano quindi escluse dalle principali restrizioni le famiglie che utilizzano le locazioni brevi come integrazione del reddito, fino a un massimo di due immobili gestiti senza modalità professionale.
Sul fronte amministrativo, la legge introduce procedure uniformi su tutto il territorio regionale. Per le attività imprenditoriali sarà richiesta la Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), mentre per quelle non imprenditoriali sarà sufficiente una Comunicazione di inizio attività (Cia). Entrambe dovranno essere presentate online tramite gli sportelli Suap comunali.
I proprietari saranno inoltre tenuti a fornire informazioni relative alle caratteristiche degli immobili, alla capacità ricettiva, all’agibilità e al possesso dei requisiti richiesti. La riforma rafforza anche il sistema dei controlli attraverso la banca dati regionale e il supporto di Pugliapromozione, che raccoglierà le comunicazioni relative all’avvio, alla sospensione e alla cessazione delle attività.
La normativa aggiorna inoltre il sistema delle sanzioni previsto dalla legge regionale 49 del 2017, attribuendo ai Comuni maggiori funzioni di vigilanza e coordinando le disposizioni regionali con il Codice identificativo nazionale (Cin) previsto dalla normativa statale.
Durante il percorso di approvazione, la Commissione ha raccolto le osservazioni di associazioni, operatori e rappresentanti del territorio. Tra i temi emersi anche quello del rapporto tra turismo, diritto allo studio e vivibilità urbana nelle città universitarie, con la richiesta di evitare misure considerate penalizzanti per i privati.
Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha sottolineato che l’obiettivo della norma non è limitare lo sviluppo turistico, ma accompagnarne la crescita in modo sostenibile. La strategia regionale punta a preservare l’identità dei luoghi, garantire la residenzialità e favorire un equilibrio tra esigenze dei visitatori e qualità della vita delle comunità locali.
Il provvedimento proseguirà ora il proprio iter verso l’esame in Aula. La Regione intende utilizzare la nuova disciplina anche come parte di una strategia più ampia dedicata alle aree interne, con l’obiettivo di distribuire maggiormente i flussi turistici e creare nuove opportunità economiche e sociali sull’intero territorio pugliese.
Foto: Regione Puglia
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