L’analisi dell’economia pugliese, come evidenziato nel recente rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), dipinge un quadro in cui la crescita economica e l’occupazione registrano segni positivi, ma non mancano segnali preoccupanti legati alla perdita di popolazione e alla fuga dei giovani laureati verso il Centro-Nord.
La crescita del Pil e dell’occupazione
Dal 2021 al 2024, la Puglia ha registrato una crescita del PIL del 7,1%, superiore alla media nazionale (6,3%) ma inferiore a quella del Mezzogiorno (+8,5%). Tuttavia, nel 2024, la crescita del PIL pugliese ha mostrato un rallentamento, con un incremento di appena lo 0,6%, al di sotto sia della media nazionale (+0,7%) che meridionale (+1,0%). Questo rallentamento è stato causato principalmente dalla stagnazione dei settori terziario e industriale, con una crescita limitata nell’edilizia rispetto al resto del Mezzogiorno.
Sul fronte occupazionale, la Puglia ha fatto registrare un buon progresso, con un aumento dell’8,1% nell’occupazione tra il 2021 e il 2024. La manifattura e le costruzioni sono stati i settori che hanno trainato la crescita, rispettivamente con incrementi del 15,5% e 24%. L’occupazione nei servizi e nell’agricoltura è aumentata, ma con tassi meno marcati. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 14,5% al 9,3%, con un significativo calo anche nella disoccupazione giovanile, che è passata dal 39,5% al 27,7%. Tuttavia, nel 2024-2025, si è registrato un lieve calo nell’occupazione (-0,9%), soprattutto a causa della flessione nei settori edilizio e dei servizi.
Le difficoltà legate alla demografia e alle migrazioni
Un aspetto critico evidenziato dal rapporto è il calo demografico della regione, che nel 2024 ha visto una perdita di 16.463 residenti. La Puglia è tra le regioni più colpite dalla “fuga dei cervelli”, con un saldo migratorio negativo di -18.865 giovani laureati (25-34 anni) verso il Centro-Nord tra il 2019 e il 2023. La percentuale di laureati nella fascia di età 25-34 anni è risultata essere solo del 24,4%, ben al di sotto della media europea (43,1%) e nazionale (30,6%). Questo fenomeno di migrazione giovanile rappresenta una sfida importante per il futuro della regione, riducendo la sua capacità di attrarre e trattenere talenti.
I salari e il potere d’acquisto
Uno degli aspetti che contribuisce alle difficoltà economiche nel Mezzogiorno riguarda il calo del potere d’acquisto dei salari reali. Dal 2018 al 2024, infatti, il Sud ha registrato una contrazione dell’8% nei salari reali, a fronte di una flessione più contenuta nel Centro-Nord (-6,4%). La crescita nominale dei salari nel Mezzogiorno è stata anche inferiore rispetto al Centro-Nord (+4,5% contro +6,3%), con un’inflazione più alta nel Sud (+14,7% rispetto al 13,3% nel Centro-Nord), aggravando ulteriormente la situazione per le famiglie e i lavoratori.
Le sfide per il futuro: sostenere la crescita e attrarre investimenti
Nonostante i progressi, la Svimez sottolinea la necessità di politiche mirate per consolidare i miglioramenti e favorire una crescita economica sostenibile nel lungo periodo. Sebbene l’espansione del PIL e dell’occupazione sia stata significativa, questi progressi si sono concentrati principalmente in settori con bassa produttività, come i servizi e la fornitura di beni a basso valore aggiunto. Per favorire una crescita più solida e duratura, è necessario puntare su settori ad alta tecnologia, come la manifattura esportatrice e i servizi a contenuto di conoscenza avanzata. Solo attraverso l’innovazione e l’adozione di tecnologie più avanzate la Puglia potrà affrontare la sfida di una crescita che non si limiti a essere congiunturale, ma che porti a una trasformazione strutturale dell’economia regionale.
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