Migliaia di persone hanno attraversato le strade del centro di Bari nella giornata di venerdì 30 ottobre 2026, in occasione dello sciopero generale indetto dal sindacato Usb. Una mobilitazione che ha coinvolto studenti universitari, lavoratori, autotrasportatori, tassisti e diverse organizzazioni sociali, riuniti per contestare le politiche economiche del governo e chiedere maggiori risorse per i servizi pubblici.
Al centro delle rivendicazioni sono finite soprattutto la perdita del potere d’acquisto delle famiglie, le retribuzioni considerate insufficienti, l’aumento degli affitti e le risorse destinate al riarmo europeo. Temi che hanno accomunato le due manifestazioni organizzate nel capoluogo pugliese, successivamente confluite in un’unica mobilitazione.
Nonostante le condizioni meteorologiche sfavorevoli, con precipitazioni persistenti durante lo svolgimento dei cortei, la partecipazione è stata numerosa. La protesta si è svolta senza episodi di tensione, mentre la chiusura temporanea di diverse arterie cittadine ha provocato rallentamenti e difficoltà per gli automobilisti.
Caro affitti e diritto allo studio, le richieste degli universitari
Una delle questioni maggiormente evidenziate dai manifestanti ha riguardato le difficoltà economiche affrontate dagli studenti, in particolare da chi deve sostenere le spese per frequentare l’università lontano dalla propria abitazione.
Secondo Francesco Catalano, coordinatore di Udu Bari, il costo medio mensile di una camera singola nel capoluogo pugliese raggiunge i 426 euro. Una cifra che, per numerose famiglie, rappresenta un ostacolo significativo alla possibilità di garantire ai figli un percorso universitario.
L’aumento delle spese abitative, secondo i rappresentanti studenteschi, contribuisce a intensificare il pendolarismo e può spingere alcuni giovani a rinunciare alla formazione accademica.
Da qui la richiesta di interventi per regolamentare il mercato degli affitti, ampliare la disponibilità degli alloggi universitari e assicurare maggiori finanziamenti alle borse di studio.
Catalano ha inoltre criticato le priorità di spesa legate al piano europeo Rearm Europe, sostenendo la necessità di indirizzare maggiori risorse verso l’istruzione e il sistema della conoscenza.
Le organizzazioni studentesche hanno collegato queste difficoltà alla condizione economica generale del Paese, evidenziando come l’inflazione abbia progressivamente ridotto il valore reale degli stipendi.
Investimenti pubblici e futuro dei giovani al centro della mobilitazione
Le prospettive occupazionali delle nuove generazioni hanno rappresentato un altro argomento centrale della giornata.
Giuseppe Gragnaniello, esponente di Cambiare Rotta, ha contestato le scelte dell’esecutivo in materia di finanziamenti alla scuola, all’università e alle politiche sociali.
Secondo l’organizzazione, la riduzione delle risorse destinate alla formazione rischia di compromettere le opportunità professionali dei giovani, molti dei quali si trovano a considerare il trasferimento all’estero come possibile soluzione alla mancanza di prospettive lavorative.
Sulla stessa linea si è espresso Gennaro Cifinelli di Zona Franka, che ha richiamato l’attenzione sull’aumento delle spese necessarie per completare gli studi e sulle difficoltà economiche che interessano una parte crescente della popolazione.
Tra le richieste avanzate figurano riforme strutturali del sistema educativo, finanziamenti alla ricerca e politiche industriali capaci di favorire un’occupazione stabile.
Cifinelli ha inoltre sottolineato la necessità di ripensare il modello di sviluppo economico di Bari, puntando su attività produttive in grado di generare ricchezza e distribuirne i benefici sul territorio.
Sanità, salari e spese militari: le contestazioni dei lavoratori
Accanto alle rivendicazioni degli studenti sono emerse quelle delle categorie professionali coinvolte nello sciopero.
Francesco Laterza, rappresentante del comparto autotrasportatori Usb, ha evidenziato la convergenza tra le difficoltà affrontate dai lavoratori e quelle vissute dagli studenti.
Nel suo intervento ha criticato la manovra economica del governo, giudicandola inadeguata rispetto alle necessità sociali del Paese. Tra i problemi segnalati figurano stipendi non proporzionati al costo della vita, difficoltà nell’accesso ai servizi e limitazioni al diritto di sciopero, anche alla luce dei provvedimenti di precettazione riguardanti i trasporti.
Le critiche hanno interessato anche la distribuzione delle risorse pubbliche.
Francesco De Lucia, rappresentante di Italia in Piazza, ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà del comparto agricolo, sottoposto alla concorrenza dei prodotti esteri e alle pressioni sui prezzi, con particolare riferimento al settore olivicolo.
De Lucia ha inoltre espresso preoccupazione per le condizioni della sanità pubblica, contestando la scelta di destinare ingenti finanziamenti alla Difesa anziché rafforzare l’assistenza sanitaria.
La richiesta comune è stata quella di privilegiare gli investimenti nei servizi essenziali, nel lavoro e nella tutela del reddito, rispetto all’incremento delle spese militari.
I percorsi dei due cortei nel centro di Bari
La mobilitazione si è sviluppata attraverso due distinti concentramenti, organizzati da differenti realtà sindacali e studentesche.
Il gruppo promosso da Udu, Uds e Zona Franka si è radunato inizialmente in piazza Umberto. Da qui i partecipanti hanno percorso via Melo, raggiungendo successivamente corso Vittorio Emanuele, dove si sono uniti agli altri manifestanti.
Il secondo corteo, organizzato da Usb, Osa, Cambiare Rotta e rappresentanti di diverse categorie lavorative, ha preso avvio da piazza Libertà.
Dopo aver attraversato corso Vittorio Emanuele, i manifestanti hanno raggiunto corso Cavour. In questa zona sono state espresse contestazioni nei confronti del Consolato israeliano, situato nella vicina via Davanzati.
La marcia è poi proseguita in direzione del teatro Margherita e del lungomare che costeggia Bari Vecchia, fino a raggiungere l’area prossima al porto.
L’accesso alla zona portuale non è stato consentito dall’Autorità marittima. Per questo motivo, il corteo ha modificato il percorso, tornando successivamente verso piazza Libertà.
Traffico rallentato e strade chiuse, ma nessuna tensione
La presenza dei manifestanti lungo alcune delle principali strade del centro ha comportato modifiche temporanee alla viabilità e disagi alla circolazione automobilistica.
Le chiusure necessarie per permettere il passaggio dei cortei hanno interessato diversi collegamenti cittadini, mentre la pioggia ha accompagnato gran parte della giornata.
Ombrelli, striscioni e cartelli hanno caratterizzato la manifestazione, scandita da slogan contro il governo Meloni, il riarmo e la riduzione degli investimenti nei servizi pubblici.
Non sono stati segnalati momenti di particolare tensione. Gli interventi dei rappresentanti delle organizzazioni partecipanti si sono alternati a cori e iniziative di protesta.
La giornata di sciopero generale a Bari si è così conclusa con una mobilitazione che ha riunito diverse componenti sociali attorno a richieste comuni: maggiore tutela dei salari, accesso sostenibile alla casa, rafforzamento della sanità pubblica, finanziamenti all’istruzione e nuove opportunità di lavoro per i giovani.
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