La Procura di Bari ha rinunciato alla richiesta di arresti domiciliari per Gianmichele Labbate e Francesco Losacco, dipendenti di Sanitaservice coinvolti nel nuovo filone d’inchiesta sulle presunte tangenti nella sanità barese. La decisione è emersa al termine della prima giornata di interrogatori preventivi davanti al gip Giuseppe Montemurro.
Per Labbate, ha avuto un ruolo centrale il cambiamento della posizione lavorativa. Durante l’interrogatorio, l’indagato ha spiegato di non essere più distaccato presso l’ufficio tecnico della Asl, ma di lavorare nel settore farmaceutico. A questo si aggiunge la sospensione cautelare disposta dal direttore generale Luigi Fruscio, circostanze che avrebbero fatto venir meno il rischio di reiterazione dei reati contestati.
La Procura ha ritirato la richiesta di domiciliari anche per Francesco Losacco, assistito dall’avvocato Pino Giulitto. Secondo l’ipotesi accusatoria, Losacco sarebbe stato socio occulto di Labbate nella società Frangia Costruzioni, che avrebbe ottenuto appalti dalla Asl con il coinvolgimento dell’imprenditore Crisanti. Le circostanze sono al centro degli accertamenti e dovranno essere verificate nel corso del procedimento.
La Procura ha rinunciato inoltre alle richieste di interdizione nei confronti di Anna Losacco, dipendente della Polizia locale di Seregno, e della madre Teresa Castrovilli, pensionata. Le due donne sono indicate dagli inquirenti come presunte amministratrici di comodo della Frangia Costruzioni.
Anche per loro, secondo quanto emerso, sarebbero venute meno le esigenze cautelari che avevano motivato le richieste iniziali.
Nel corso della prima giornata sono stati ascoltati anche i dipendenti della Asl Teodosio Franco e Nicola Sicolo, oltre all’imprenditore Massimo Clori.
Nella giornata successiva saranno sentiti Francesco Antonio Lategola, Nicola e Sante Loporcaro, Angelo Antonio Mari, Giuseppe Mastropasqua e Nicola Menolascina.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Rossi e dai pm Claudio Pinto e Savina Toscani, riguarda dieci episodi contestati di corruzione, falso ideologico, ricettazione e subappalto illecito.
Gli interrogatori preventivi rappresentano una fase del procedimento nella quale gli indagati possono esporre le proprie ragioni prima della decisione del gip sulle misure cautelari. La rinuncia alle richieste da parte della Procura non equivale a un’archiviazione e non definisce le responsabilità degli indagati, che restano da accertare nelle successive fasi giudiziarie.
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