Il Tribunale di Bari ha emesso una sentenza di primo grado che ha portato a dodici condanne nei confronti di militanti baresi di CasaPound, ritenuti colpevoli di riorganizzazione del disciolto partito fascista e di manifestazione fascista. La decisione, segna un passaggio rilevante in un procedimento che ha avuto al centro sia episodi di violenza sia la contestazione di unāattivitĆ organizzativa riconducibile allāideologia fascista.
Oltre alle pene detentive, il collegio giudicante ha disposto per tutti gli imputati anche la privazione dei diritti politici per cinque anni, una misura accessoria che si aggiunge alle condanne principali. La sentenza arriva al termine di un iter giudiziario avviato a seguito di fatti avvenuti nel settembre 2018 nel capoluogo pugliese.
Entrando nel dettaglio delle decisioni, il Tribunale ha differenziato le posizioni degli imputati in base alle responsabilitĆ accertate. Cinque persone sono state condannate a un anno e sei mesi di reclusione, mentre per altri sette la pena ĆØ stata fissata in due anni e sei mesi di carcere.
Per questi ultimi, oltre ai reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista, ĆØ stato riconosciuto anche il reato di lesioni personali, aggravando cosƬ il quadro delle responsabilitĆ penali. La distinzione tra le pene riflette la diversa valutazione delle condotte contestate e del coinvolgimento nei fatti oggetto dellāinchiesta.
Il procedimento trae origine da un episodio di violenza verificatosi il 21 settembre 2018 nel quartiere LibertĆ di Bari. In quellāoccasione, un gruppo di manifestanti antifascisti sarebbe stato aggredito mentre faceva rientro da un corteo. La manifestazione si era svolta otto giorni dopo la visita in cittĆ dellāallora ministro dellāInterno Matteo Salvini.
Secondo quanto ricostruito in fase investigativa, lāaggressione avrebbe rappresentato uno degli elementi centrali dellāimpianto accusatorio. Le indagini avevano portato a contestare agli imputati non soltanto le violenze fisiche, ma anche la presunta ricostituzione di unāorganizzazione ispirata allāideologia fascista, in violazione delle norme che vietano la riorganizzazione del partito fascista disciolto.
Uno degli aspetti più rilevanti della sentenza riguarda proprio lāaccoglimento dellāipotesi accusatoria sulla riorganizzazione di un movimento riconducibile al fascismo, elemento che ha caratterizzato lāintero procedimento. Il Tribunale, con la pronuncia di primo grado, ha ritenuto sussistenti gli estremi per configurare tale reato, confermando lāimpianto costruito dallāaccusa.
Con questa pronuncia, il Tribunale di Bari ha delineato un quadro di responsabilitĆ che intreccia episodi di violenza e attivitĆ organizzativa ritenuta contraria ai principi sanciti dalla Costituzione e dalle leggi che vietano la ricostituzione del partito fascista, aprendo un nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria legata ai fatti del 2018.
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