Corruzione elettorale in Puglia, chiesta archiviazione per 51 indagati

La Procura di Bari ritiene non perseguibili penalmente le condotte contestate a decine di cittadini coinvolti nell’inchiesta su compravendita di voti

La maxi-inchiesta avviata nell’aprile del 2024 ha portato alla luce un presunto sistema di voto di scambio che avrebbe interessato due tornate elettorali locali in Puglia, ma ora potrebbe chiudersi senza processi per oltre cinquanta imputati. La Procura di Bari ha infatti richiesto l’archiviazione per 51 persone accusate di corruzione elettorale, ritenendo che le loro condotte, pur configurando irregolarità sul piano morale e civico, non siano penalmente rilevanti al punto da giustificare un processo.

I fatti risalgono alle elezioni comunali del 2019 a Triggiano e a quelle del 2020 a Grumo Appula. Le indagini avevano evidenziato un sistema in cui i voti sarebbero stati “comprati” con 50 euro o in cambio di un’offerta di lavoro.

Nel corso dell’inchiesta, furono arrestati e posti ai domiciliari l’ex sindaco di Triggiano, Antonio Donatelli, e Sandrino Cataldo, leader del movimento ‘Sud al Centro’ e marito di Maurodinoia. Le accuse principali a loro carico, insieme ad altre 15 persone, vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale alla calunnia, passando per falsificazione di atti e corruzione.

Tuttavia, secondo quanto riportato la valutazione degli inquirenti è che per gran parte degli indagati si tratti di condotte “marginali”, definite quasi come “peccati veniali”, non sufficientemente gravi da essere perseguiti penalmente.

L’udienza preliminare davanti al gup Susanna De Felice è fissata per il 3 luglio 2025, data in cui verrà esaminata la posizione dei 18 imputati per cui non è stata chiesta l’archiviazione, compresi Donatelli, Cataldo e Maurodinoia. In questa sede il giudice dovrà decidere se rinviare a giudizio i soggetti coinvolti o accogliere la richiesta di proscioglimento.

Il presunto meccanismo di scambio sarebbe stato attivo in modo organizzato su più comuni, con l’obiettivo di influenzare l’esito elettorale non solo a livello locale ma anche a livello regionale. Gli investigatori ritengono che il consenso elettorale sia stato costruito con l’intermediazione di soggetti incaricati di procacciare voti, i quali avrebbero agito in coordinamento con esponenti politici e candidati.

 

Redazione

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