Sarebbero stati 500 euro per ogni consegna il compenso riconosciuto, secondo l’ipotesi investigativa, a un infermiere di 39 anni dell’Asl. L’uomo, in servizio nel carcere di Bari, è coinvolto nell’inchiesta coordinata dalla Dda e condotta sul presunto traffico di sostanze stupefacenti.
La vicenda emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dal pm antimafia Fabio Buquicchio. Al centro degli accertamenti c’è un presunto sodalizio con base a Conversano e attivo nel traffico di droga.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’infermiere avrebbe sfruttato il proprio ruolo per introdurre all’interno del penitenziario materiale vietato, beneficiando di controlli ritenuti meno stringenti rispetto a quelli riservati ai visitatori.
Droga e telefoni cellulari sarebbero stati nascosti in normali pacchetti di sigarette, destinati ad alcuni detenuti indicati dagli inquirenti come vicini o affiliati alla criminalità organizzata locale. Per ogni ingresso con il materiale proibito, l’uomo avrebbe ricevuto 500 euro.
L’avviso di conclusione delle indagini rappresenta una fase del procedimento e non equivale a una dichiarazione di responsabilità.
Sulla vicenda è intervenuto Mimmo Mastrulli, segretario generale nazionale del Co.S.P. Il rappresentante sindacale ha elogiato il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, compresa la Polizia penitenziaria.
Mastrulli ha inoltre richiamato l’attenzione sui tentativi di introdurre droga e telefoni nelle carceri, nonostante le quotidiane attività di controllo e perquisizione.
Nel suo intervento ha infine evidenziato la carenza di personale della Polizia penitenziaria: secondo i dati citati dal sindacato, mancherebbero oltre 22mila agenti in Italia, circa mille in Puglia e 80 nel carcere di Bari.
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