Bari, l’intelligenza artificiale cresce ma mancano i professionisti digitali

La trasformazione tecnologica delle imprese pugliesi procede rapidamente, ma la carenza di competenze specializzate rappresenta un ostacolo sempre più evidente per il territorio

La crescita dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione sta modificando profondamente il mondo produttivo, ma le aziende di Bari e provincia devono fare i conti con una significativa difficoltà: trovare lavoratori con competenze tecnologiche avanzate. Secondo il rapporto elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato, nel territorio barese risultano difficili da reperire 9.300 figure professionali digitali su 19.830 richieste complessive, con una percentuale pari al 46,9%.

Il dato colloca Bari tra le province italiane con il maggiore divario tra domanda e disponibilità di personale qualificato. Nella graduatoria nazionale, il capoluogo pugliese raggiunge il quarto posto per numero assoluto di professionisti introvabili, superato soltanto da grandi aree metropolitane come Milano, Roma e Napoli. La provincia pugliese precede realtà industriali importanti come Torino e Bologna, evidenziando quanto la questione delle competenze digitali sia diventata centrale anche nei territori caratterizzati da un tessuto formato da piccole e medie imprese.

La difficoltà di trovare esperti nelle nuove tecnologie

La ricerca di personale riguarda soprattutto figure in grado di accompagnare le imprese nell’adozione delle tecnologie più innovative. Tra le competenze maggiormente richieste figurano quelle legate all’intelligenza artificiale, al cloud computing, all’Industrial Internet of Things, ai big data e alla blockchain.

La transizione digitale, infatti, richiede professionisti capaci non soltanto di utilizzare nuovi strumenti, ma anche di integrarli nei processi aziendali, migliorando produttività, organizzazione e competitività. Proprio questa esigenza sta creando una distanza crescente tra le necessità delle imprese e la disponibilità di lavoratori formati.

A livello nazionale, Confartigianato evidenzia un quadro analogo: nel 2025 le aziende italiane hanno programmato l’ingresso di 621.180 lavoratori con competenze nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie emergenti, ma oltre la metà, precisamente 315.560 profili pari al 50,8% del totale, è risultata difficilmente reperibile.

La posizione della Puglia nel panorama italiano

La carenza di specialisti digitali non riguarda soltanto Bari, ma coinvolge l’intera regione. La Puglia si posiziona al settimo posto nella classifica nazionale per incidenza delle competenze introvabili: sono 21.120 i profili mancanti su 46.320 richiesti dalle imprese, pari al 45,6%.

Tra le province pugliesi emerge anche il caso di Lecce, dove le aziende incontrano difficoltà nel reperire 4.720 lavoratori specializzati, corrispondenti al 44,9% della domanda complessiva. Il fenomeno mostra quindi una diffusione ampia e coinvolge diversi settori produttivi alla ricerca di personale qualificato.

Nel confronto tra regioni, la Lombardia registra il numero più elevato di figure difficili da trovare, con 60.960 professionisti su 121.440 richiesti. Seguono Campania, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e Sicilia, prima della Puglia. La distribuzione dei dati conferma come la mancanza di competenze digitali sia una sfida trasversale per molte aree economiche italiane.

Gli investimenti digitali e gli ostacoli per le aziende

Nonostante le difficoltà nel reperire personale, le imprese italiane stanno continuando a investire nella trasformazione tecnologica. Secondo il dossier, il 71,8% delle aziende ha già realizzato investimenti legati alla digitalizzazione, con percentuali ancora più alte nei servizi, dove si raggiunge il 73,4%, e nei comparti manifatturiero, costruzioni e utilities, con il 70,8%.

La mancanza di personale qualificato viene indicata come il principale limite dal 58,6% delle imprese coinvolte. Tra gli altri fattori di rallentamento emergono l’incertezza normativa, segnalata dal 47,3% delle aziende, la qualità insufficiente dei dati (45,2%), le preoccupazioni legate alla privacy (43,2%), i costi elevati (43%) e le questioni etiche connesse all’utilizzo dell’intelligenza artificiale (25,7%).

Il presidente di Confartigianato Marco Granelli ha sottolineato come l’intelligenza artificiale possa rappresentare un elemento decisivo per aumentare produttività e competitività, ma soltanto attraverso la disponibilità di persone preparate in grado di gestirne applicazioni e potenzialità. Per questo motivo, secondo l’associazione, diventa fondamentale rafforzare il rapporto tra scuole, università, percorsi formativi e imprese.

Bari davanti alla sfida della formazione tecnologica

Nel dettaglio provinciale, Bari con i suoi 9.300 profili digitali irreperibili si colloca dopo Milano, che registra 29.840 figure mancanti, Roma con 24.580 e Napoli con 16.200. Alle spalle del capoluogo pugliese si trovano Torino, Salerno e Bologna.

Per il territorio barese e per l’intera Puglia, la capacità di formare nuovi specialisti e trattenere i talenti rappresenterà uno degli elementi determinanti per affrontare la prossima fase della trasformazione digitale. La diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese dipenderà sempre più dalla disponibilità di competenze capaci di trasformare l’innovazione tecnologica in crescita economica.

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