Bari blindata all’alba per fermare la guerra tra clan rivali

Svolta investigativa dopo mesi di violenze: arresti, omicidi risolti e nuovi scenari sulla criminalità organizzata

Un’operazione coordinata dalle forze dell’ordine ha segnato un punto di svolta nella lotta alla criminalità organizzata a Bari, dove 14 figure di rilievo appartenenti ai clan Capriati e Strisciuglio sono state arrestate. L’intervento, scattato alle prime ore del giorno, è stato definito una risposta straordinaria per contenere una spirale di violenza che negli ultimi mesi aveva generato forte preoccupazione tra i cittadini.

Parallelamente agli arresti, le attività investigative condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia hanno consentito di fare piena luce su due omicidi chiave: quelli di Raffaele “Lello” Capriati e di Filippo Scavo, episodi considerati centrali nella recente escalation criminale.

L’azione repressiva non si è limitata agli arresti, ma ha coinvolto anche accertamenti economici mirati a colpire i patrimoni illeciti. Secondo quanto emerso, l’obiettivo è indebolire le basi finanziarie dei clan, agendo sui circuiti economici utilizzati per il riciclaggio dei proventi derivanti dal traffico di droga. In questo contesto, gli inquirenti hanno evidenziato come i luoghi della movida siano diventati snodi strategici per attività illegali e reclutamento.

Un elemento particolarmente significativo riguarda l’evoluzione delle modalità operative delle organizzazioni criminali. La cosiddetta “mafia 2.0” utilizza strumenti tecnologici e social network per ostentare potere e mantenere contatti, anche dall’interno delle carceri. Le indagini hanno documentato l’impiego di droni per introdurre telefoni cellulari negli istituti penitenziari, consentendo ai detenuti di continuare a comunicare e diffondere contenuti online. Episodi come dirette social e immagini di celebrazioni dimostrano come il legame tra detenuti e organizzazioni esterne non venga interrotto.

Le tensioni tra i clan, tuttavia, affondano le radici in eventi precedenti. Gli investigatori hanno ricostruito una sequenza di scontri iniziata nel 2023, quando una lite armata scoppiata in una discoteca di Castellaneta Marina durante Halloween avrebbe dato origine alla rivalità. Nonostante un tentativo di mediazione, la tregua si sarebbe interrotta definitivamente con un episodio avvenuto in un locale di Poggiofranco, dove un gesto minaccioso avrebbe riacceso il conflitto.

La risposta a quell’episodio si sarebbe concretizzata con una violenta azione a Carbonara, caratterizzata da numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi in una piazza pubblica. Questo evento viene considerato uno dei passaggi cruciali che hanno portato alla successiva escalation.

Il culmine della tensione si è verificato con l’omicidio di Lello Capriati, avvenuto nell’aprile 2024. L’uomo è stato colpito mentre si trovava in auto, in un agguato eseguito con modalità precise e pianificate. Le immagini di videosorveglianza hanno permesso di identificare i presunti responsabili, collegati al clan rivale.

Pochi giorni dopo, si sarebbe consumata la vendetta con l’uccisione di Filippo Scavo all’interno di un locale a Bisceglie. L’azione, estremamente rapida, è stata ricostruita nonostante le difficoltà iniziali dovute alla scarsa collaborazione. Determinante si è rivelato il contributo di alcuni cittadini, che ha permesso di chiarire la dinamica dell’agguato avvenuto in pochi secondi.

Tra i coinvolti figurano anche soggetti molto giovani, segnale di un ricambio generazionale all’interno delle organizzazioni criminali. Questo aspetto preoccupa gli investigatori, che sottolineano la capacità dei clan di attrarre nuove leve.

Le autorità giudiziarie hanno infine evidenziato la necessità di rafforzare gli strumenti investigativi e le risorse a disposizione. L’aumento della complessità delle indagini richiede un potenziamento degli uffici e delle strutture giudiziarie, per garantire risposte efficaci a fenomeni criminali in continua evoluzione.

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