Bari approva la nuova governance di Acquedotto Pugliese

Il Consiglio comunale dà il via libera alla società veicolo per la gestione pubblica del servizio idrico fino al 2046

Il Comune di Bari compie un nuovo passo nel percorso di riorganizzazione della governance di Acquedotto Pugliese. Il Consiglio comunale ha infatti approvato l’adesione alla nuova società veicolo destinata a raccogliere le quote dei Comuni pugliesi all’interno dell’assetto societario di Aqp, rafforzando così il modello di gestione pubblica del servizio idrico integrato.

Con il provvedimento votato in aula Dalfino, Palazzo di Città trasferirà nella nuova struttura societaria la propria partecipazione pari allo 0,91% del capitale sociale di Acquedotto Pugliese, corrispondente a 73.025 azioni per un valore nominale complessivo di oltre 376mila euro.

L’operazione rappresenta uno dei passaggi centrali del piano avviato dall’Autorità Idrica Pugliese nel 2024, con l’obiettivo di coinvolgere progressivamente tutti i Comuni della regione nella compagine societaria dell’ente che gestisce il servizio idrico. Il criterio scelto per la distribuzione delle quote è legato alla popolazione residente nei diversi territori.

Durante il dibattito consiliare, l’assessore al Patrimonio Nicola Grasso ha evidenziato come la nuova configurazione consentirà di garantire il controllo pubblico della risorsa idrica almeno fino al 2046. La trasformazione di Acquedotto Pugliese verso un modello “in house providing” sarà completata gradualmente attraverso l’approvazione delle delibere da parte delle amministrazioni comunali pugliesi.

Secondo Grasso, la partecipazione dei Comuni all’interno della nuova governance costituisce un elemento strategico per assicurare il corretto svolgimento delle funzioni istituzionali legate alla gestione dell’acqua pubblica e dei servizi connessi.

Il sindaco Vito Leccese ha sottolineato il carattere condiviso dell’intero percorso istituzionale, spiegando che il progetto è stato sviluppato in collaborazione con il governo nazionale e con il supporto delle istituzioni europee. L’obiettivo dichiarato resta quello di preservare il carattere pubblico del servizio idrico, evitando logiche legate alla spartizione politica delle cariche.

Nel corso della seduta sono stati approvati anche tre ordini del giorno collegati alla delibera principale. I documenti riguardano il diritto dei Consigli comunali a ricevere informazioni dettagliate sulle attività di Aqp, la verifica delle competenze professionali dei componenti del consiglio di amministrazione e il completamento del ciclo di riutilizzo delle acque reflue.

Su quest’ultimo tema, Leccese ha annunciato che Bari punta a diventare un punto di riferimento regionale nell’impiego delle acque reflue trattate, soprattutto per l’irrigazione di aree verdi e nuovi progetti urbani. Tra gli interventi citati figurano quelli destinati ai lotti di Costa Sud e al Parco della Rinascita nel quartiere Japigia.

Non sono mancate, tuttavia, le osservazioni critiche dell’opposizione. Il consigliere Fabio Romito ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà legate alla gestione dell’emergenza idrica nel Mezzogiorno, facendo riferimento alla questione della condotta del Liscione in Molise. Secondo l’esponente del centrodestra, il ritardo nella realizzazione dell’infrastruttura limita il trasferimento di grandi quantità d’acqua verso la Puglia e mette in evidenza problemi organizzativi e gestionali.

Di diverso tenore l’intervento del consigliere di maggioranza Victor Laforgia, che ha definito il voto un momento significativo per il rafforzamento del ruolo dei Comuni nella gestione del sistema idrico regionale. Laforgia ha ribadito la necessità di garantire trasparenza amministrativa, contenimento dei costi e investimenti contro la dispersione idrica, indicando Bari come possibile modello per le altre amministrazioni pugliesi chiamate ad aderire al nuovo assetto societario.

Con l’approvazione della delibera, il capoluogo pugliese consolida dunque il proprio ruolo all’interno del processo di riforma di Acquedotto Pugliese, in una fase considerata decisiva per il futuro della gestione pubblica dell’acqua nella regione.

Redazione

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