Nel registro degli indagati erano stati iscritti due agenti della squadra Volanti della questura di Avellino e tre della Squadra Mobile di Foggia. L’accusa riguardava l’operazione condotta nell’ottobre 2022, quando i poliziotti intervennero per fermare un commando armato proveniente da Chieti, intenzionato ad assaltare un portavalori sul raccordo Avellino-Salerno. Giovanni Rinaldi, il rapinatore morto, era stato trovato con un passamontagna sul volto, sollevando dubbi sul comportamento delle forze dell’ordine.
La squadra Mobile di Chieti aveva avvisato le questure di Foggia e Avellino riguardo due auto e un furgone rubati, utilizzati dal commando per preparare il colpo. Durante l’inseguimento, i rapinatori erano riusciti a seminare la polizia più volte, ma grazie al piano di accerchiamento organizzato dalla questura di Avellino, furono intrappolati nei pressi del cimitero di Cesinali. Il conflitto a fuoco iniziò quando una delle auto dei rapinatori forzò un posto di blocco, portando all’arresto di tre malviventi e alla cattura di un quarto il giorno successivo.
Le indagini, condotte dal pubblico ministero Vincenzo Toscano, avevano l’obiettivo di chiarire il comportamento degli agenti, che secondo il questore di Avellino dell’epoca, Maurizio Terrazzi, avevano risposto al fuoco del commando agendo per legittima difesa. Le accuse di omicidio colposo sono state considerate infondate, portando alla decisione di archiviare il caso.
Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto che non vi fossero prove sufficienti per procedere con l’accusa di omicidio colposo contro i cinque poliziotti. La decisione di archiviazione mette fine a un caso che ha sollevato molte domande sulla gestione degli scontri armati e sulla legittimità delle azioni delle forze dell’ordine.
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