La Procura di Bari ha chiuso le indagini relative alla morte di un’anziana ospite di una residenza sociosanitaria assistenziale (Rssa) nel Barese, deceduta nel settembre 2023 dopo essere caduta due volte nell’arco di pochi giorni all’interno della struttura. L’inchiesta ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di tre operatori sanitari: due infermieri e il coordinatore sanitario della Rssa. Le accuse a loro carico sono di omicidio colposo in ambito sanitario.
I fatti: due cadute in cinque giorni
Secondo quanto ricostruito dall’indagine condotta dalla pm Silvia Curione, la donna – affetta da schizofrenia cronica e in condizioni di obesità patologica – era caduta una prima volta a inizio settembre, riportando traumi a ginocchia e torace. Dopo l’incidente, tuttavia, non sarebbero state adottate misure adeguate per evitare ulteriori rischi. In particolare, il personale sanitario avrebbe omesso di prescrivere l’utilizzo di una carrozzina, ritenuta dalla magistratura il mezzo più idoneo alla mobilità della paziente.
Cinque giorni più tardi, mentre l’anziana veniva accompagnata sotto braccio da un’infermiera, è avvenuta una seconda caduta, con conseguente frattura del femore. Trasportata d’urgenza all’ospedale Di Venere di Bari, è stata sottoposta a un intervento di sostituzione dell’anca, ma le sue condizioni si sono rapidamente aggravate, conducendola alla morte.
Le contestazioni della Procura
Il cuore dell’inchiesta riguarda l’assenza di una rivalutazione del rischio clinico dopo il primo episodio. Gli indagati, secondo l’ipotesi accusatoria, non avrebbero adottato adeguate misure preventive, né effettuato una corretta pianificazione degli ausili necessari per ridurre la probabilità di ulteriori infortuni. Il mancato utilizzo della carrozzina, in particolare, è al centro delle responsabilità attribuite ai tre sanitari, i quali avrebbero sottovalutato la fragilità fisica e mentale della paziente, omettendo un intervento necessario.
Le implicazioni del caso
La vicenda accende nuovamente i riflettori sul tema della sicurezza nelle strutture assistenziali per anziani, in particolare per quanto riguarda la gestione del rischio di cadute, una delle principali criticità nell’ambito geriatrico. La morte della donna, secondo l’orientamento della Procura, poteva essere evitata se fossero stati adottati strumenti preventivi di tipo meccanico e organizzativo, come l’utilizzo di ausili per la deambulazione e una più accurata sorveglianza clinica.
Con la chiusura delle indagini, i tre indagati avranno ora la possibilità di presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati, prima che la Procura valuti l’eventuale rinvio a giudizio.
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