Due aggressioni in meno di una settimana contro infermieri del 118 hanno riacceso i riflettori sulla fragilità del sistema di emergenza-urgenza e sulla necessità di potenziare le misure di sicurezza per il personale sanitario. L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bari ha preso posizione con una nota ufficiale, condannando con forza quanto accaduto e richiamando l’attenzione delle istituzioni.
Il primo episodio risale al 14 agosto, quando un infermiere è stato aggredito da un paziente psichiatrico durante un intervento. Solo sei giorni dopo, il 20 agosto, un nuovo caso ha scosso la comunità sanitaria: un detenuto del Cara di Bari-Palese ha colpito un operatore del 118 durante il trasporto in ambulanza verso l’ospedale San Paolo.
Un ulteriore fatto di violenza si è registrato il 20 agosto, quando un giovane paziente ha tentato di fumare in ambulanza e, dopo essere stato rimproverato, ha aggredito un sanitario e una soccorritrice. Il tempestivo intervento delle forze dell’ordine ha evitato conseguenze peggiori. “Esprimiamo gratitudine verso gli agenti intervenuti – sottolinea l’Opi Bari – ma non possiamo affidarci solo alla fortuna o alla prontezza delle forze dell’ordine”.
L’Opi Bari lancia l’allarme: queste aggressioni non sono eventi isolati, ma sintomi di un problema strutturale. “I nostri operatori lavorano in condizioni di crescente affaticamento e insicurezza, specialmente nei casi complessi che coinvolgono pazienti psichiatrici o detenuti. È inaccettabile che la loro incolumità sia messa a rischio nell’esercizio della loro funzione”, si legge nella nota dell’Ordine.
Secondo l’Opi, è urgente rivedere i protocolli operativi, soprattutto per quanto riguarda il trasporto sanitario dei detenuti. Attualmente, nei trasferimenti dal Cara di Bari, non è prevista la presenza obbligatoria delle forze dell’ordine a bordo dell’ambulanza, a differenza di quanto accade per i detenuti del carcere cittadino. Una lacuna normativa che espone il personale a rischi evitabili.
Tra le richieste dell’Opi figurano formazione specifica per gestire situazioni ad alto rischio, supporto psicologico e legale per gli operatori aggrediti, ma anche l’introduzione di misure strutturali di sicurezza nei mezzi di soccorso e nei pronto soccorso. “Servono organici adeguati, protocolli chiari e strumenti di protezione. La sicurezza del personale sanitario deve diventare una priorità nazionale”, afferma l’Ordine.
“Esporre gli infermieri a violenze fisiche o verbali significa minare le fondamenta stesse del sistema sanitario”, conclude la nota. Gli operatori dell’emergenza-urgenza rappresentano la prima linea del servizio pubblico, e garantirne la protezione significa tutelare l’intera collettività.
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