A Bari, lo Studio odontoiatrico Dott. Biagio Rapone porta la gnatologia oltre il bite notturno

Dal sibilo occasionale all'orecchio al dolore cervicale, dallo sbandamento all'emicrania mattutina: i segnali di una disfunzione dell'articolazione temporomandibolare assumono spesso forme che il paziente attribuisce ad altre cause. Allo Studio odontoiatrico del Dott. Biagio Rapone, a Bari, la diagnosi parte da una valutazione strumentale che apre la strada a un bite costruito sulle reali condizioni muscolari del paziente.

Un sibilo occasionale all’orecchio, un mal di testa che torna ogni mattina, uno sbandamento di pochi secondi che il paziente attribuisce alla stanchezza o alla pressione bassa. Quando questi sintomi convivono nel quotidiano senza trovare una spiegazione univoca, può capitare che l’origine sia nella bocca: o meglio, nel modo in cui denti, muscoli e articolazione temporomandibolare interagiscono. È un disturbo che a volte resta in ombra, pur coinvolgendo una fetta importante delle persone, e che in odontoiatria rientra nel campo della gnatologia. Allo Studio Odontoiatrico del Dott. Biagio Rapone, a Bari, questo tipo di valutazione non è un capitolo a parte ma è incorporato in una visione olistica del paziente, dove cavo orale, postura e tono muscolare vengono letti come elementi di un unico sistema.

«Si tratta di un fenomeno in crescita», sottolinea il dottor Biagio Rapone, chirurgo odontoiatra. «Lo stress in cui viviamo, abbinato all’uso intensivo della tecnologia e alle posture che ne conseguono, porta a contrazioni inconsapevoli dei muscoli facciali. Le problematiche gnatologiche oggi interessano una fascia ampia di pazienti, dai bambini in poi.»

Il volto cambiante dei sintomi: quando la causa è altrove

Il problema, sottolinea il Dott. Rapone, è che i sintomi assumono forme molto variabili e poco riconoscibili. I segnali più diretti restano il click della mandibola e i rumori all’apertura della bocca, accompagnati da cefalea mattutina e dolore alla spalla. Ma in molti casi il quadro è più sfumato: un fischio alle orecchie, una vertigine occasionale, una sensazione di instabilità.

«I sintomi sono spesso sfumati, e il paziente stesso tende a sottovalutarli», osserva Rapone. «Un mal di testa che ricorre, un sibilo che si presenta a intermittenza, uno sbandamento o un capogiro: possono avere origini molto diverse. Quando il paziente viene indirizzato a una valutazione odontoiatrica corretta, in non pochi casi anche questi disturbi trovano una spiegazione.»

Un’evoluzione culturale è ormai in corso: osteopati e fisioterapisti, davanti a un paziente con dolore alla spalla o emicrania ricorrente, sempre più spesso considerano anche l’occlusione tra i fattori da indagare e suggeriscono il consulto con l’odontoiatra. Una collaborazione interprofessionale che lo Studio Dentistico del Dott. Rapone considera parte integrante del proprio modo di lavorare, in coerenza con la visione olistica che lo caratterizza.

Bite terapeutico: il ruolo della misurazione strumentale

Quando un paziente con disturbi gnatologici viene inviato all’odontoiatra, la risposta più frequente è la prescrizione di un bite. Su questo punto, però, esiste un nodo importante: il termine ‘bite’ viene usato per indicare dispositivi anche molto diversi tra loro.

«Tra un dispositivo realizzato solo a partire da un’impronta e un bite terapeutico nato da una valutazione strumentale ci sono differenze notevoli», afferma il Dott. Rapone. «Se non si misura tramite elettromiografo lo stato di contrattura dei muscoli e la posizione del baricentro, ciò che si fabbrica è di fatto un paradenti: protegge lo smalto dall’usura ma non incide sulle cause sottostanti. Un bite terapeutico, al contrario, deve presentare spessori differenziati in corrispondenza dei muscoli più contratti, perché il suo compito è alleviare la tensione muscolare e supportare un percorso riabilitativo.»

Nello studio la valutazione preliminare viene effettuata con un dispositivo chiamato TEETHAN, un elettromiografo che restituisce dati oggettivi sulla contrattura muscolare e sulla posizione del baricentro del paziente prima della realizzazione del bite. Lo stesso strumento accompagna poi il follow-up, con test ripetuti che documentano in modo misurabile l’andamento del trattamento nel tempo. Un’impostazione che riflette il principio guida dello studio: ogni intervento è ancorato a parametri verificabili sia prima che dopo l’azione clinica.

Più di un dispositivo notturno: una tappa di un percorso terapeutico

L’immagine del bite come strumento da indossare solo durante il sonno per arginare il bruxismo è ancora largamente diffusa, ma secondo il Dott. Rapone non rispecchia il modo in cui i disturbi gnatologici si presentano nel paziente contemporaneo.

«L’idea che il bite serva soltanto durante la notte ormai è datata», spiega. «Durante le ore diurne accumuliamo nervosismo, pressione lavorativa, e tutto questo si scarica sui denti. Il bite va pensato come un alleato quotidiano, perché il nostro stile di vita non concede tregua. Per quanto tempo si usa? Dipende dal singolo caso: si porta finché non si raggiunge l’obiettivo riabilitativo. Non è uno strumento di sola protezione, è una tappa di un percorso di guarigione.»

Il monitoraggio nel tempo si avvale di nuovi test elettromiografici, che restituiscono dati su postura, distribuzione del carico e mobilità mandibolare. In un caso seguito dallo studio a sei mesi dall’inizio dell’utilizzo del bite, le rilevazioni hanno mostrato un riallineamento marcato del baricentro rispetto al quadro iniziale, accompagnato da un miglioramento generale dei parametri analizzati.

La gnatologia dentro una rete più ampia di cura

Nel modello dello Studio Dentistico del Dott. Rapone la gnatologia non è una specializzazione che procede per conto proprio: si intreccia con il laser, impiegato per ridurre l’infiammazione dell’articolazione temporomandibolare; con il lavoro coordinato di logopedisti, chiamati in causa quando il quadro coinvolge i frenuli; con osteopati e fisioterapisti, ogni volta che il paziente riferisce dolori posturali. Un disegno sistemico che considera il cavo orale come parte di un apparato più esteso, dalla mandibola alla colonna vertebrale, dal piano muscolare a quello neurologico.

«Mettiamo sempre da parte una mezz’ora prima della visita vera e propria per ricostruire il quadro generale del paziente», conclude il Dott. Rapone. «Le domande che poniamo vanno ben oltre i denti: sanguinamento gengivale appena svegli, rigidità muscolare al risveglio, mal di testa, qualità del riposo notturno. È un’attenzione che vogliamo mantenere alta, perché ogni indicazione che emerge da quella conversazione orienta l’approccio clinico successivo, in una visione che resta a 360 gradi.»

Redazione

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