Rifiuti nelle campagne di Bari, ennesima discarica tra Japigia e Sant’Anna

Volontari scoprono nuovi rifiuti abbandonati a ridosso della statale 16. Oltre 250 siti illegali segnalati in quattro anni

La periferia barese continua a essere teatro dell’abbandono indiscriminato di rifiuti, con parti di territorio trasformate in discariche abusive. L’ultimo episodio è stato documentato nella zona tra Japigia e Sant’Anna, a pochi metri dalla statale 16, dove i volontari dell’associazione Anuu migratoristi hanno rinvenuto un’ampia area agricola sommersa da rifiuti di ogni tipo.

Materiali plastici, vetro, mobili dismessi e vecchi elettrodomestici giacciono tra i campi, dando vita a un paesaggio desolante e pericoloso anche dal punto di vista ambientale. Le guardie ambientali dell’Anuu, durante uno dei loro controlli di vigilanza, hanno rilevato che nell’area sono avvenuti anche roghi non autorizzati, un fenomeno che aggrava ulteriormente i rischi per la salute pubblica e l’ecosistema. L’intera zona è stata immediatamente segnalata alle autorità competenti.

L’impegno dei volontari, attivi da anni sul territorio, ha permesso la realizzazione di una mappa aggiornata dei siti contaminati da rifiuti. Dal 2020 al 2024, sono stati censiti ben 253 luoghi trasformati in discariche non autorizzate, segnalazioni che mostrano la diffusione capillare di un fenomeno che colpisce indistintamente zone rurali e aree periurbane.

L’abbandono dei rifiuti è un reato ambientale che ha ripercussioni gravi su suolo, falde acquifere e qualità dell’aria, specialmente quando vengono appiccati incendi ai materiali. Le segnalazioni delle associazioni, pur rappresentando un argine civico al degrado, richiedono un’azione istituzionale più incisiva, sia in termini di controlli che di sanzioni.

La zona di Japigia-Sant’Anna, come molte altre aree periferiche di Bari, soffre l’assenza di videosorveglianza e controlli sistematici, facilitando l’azione degli incivili che continuano a usare terreni agricoli come discariche a cielo aperto. Senza una strategia concreta di prevenzione e bonifica, il rischio è che il fenomeno diventi irreversibile, compromettendo il valore ambientale e agricolo del territorio.

Redazione

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