Negli ultimi rilevamenti dell’Arpa, effettuati nella prima metà di luglio, non emergono segnali preoccupanti relativi alla presenza di Ostreopsis ovata nelle acque pugliesi. Questa microalga, nota per produrre una tossina che può causare malesseri transitori nei bagnanti, è costantemente monitorata durante l’estate.
Il punto di monitoraggio a San Giorgio, vicino all’ex Trullo, ha registrato una significativa diminuzione della concentrazione di Ostreopsis ovata rispetto a fine giugno. Si è passati da una densità di 230.936 cellule/litro a 19.384 cellule/litro, con il livello di allerta che è sceso da rosso ad arancione. Questo indica una presenza ‘abbondante’ ma non preoccupante.
‘Modesta’ a Santo Spirito (200 mt sud lido Lucciola), Giovinazzo (Hotel Riva del Sole) e Molfetta (prima Cala).
‘Scarsa’ a Monopoli (Castello Santo Stefano).
‘Discreta’ nell’area del sito ditta IOM-ex Sansolive.
Caratteristiche dell’alga tossica
L’Ostreopsis ovata è una microalga unicellulare appartenente al gruppo delle Dinoflagellate. Originaria dei mari tropicali, predilige acque calme, calde e ben illuminate, proliferando principalmente durante i mesi estivi. Probabilmente introdotta nel Mediterraneo tramite le acque di zavorra delle navi, è stata segnalata lungo le coste pugliesi a partire dal 2000/2001. I fattori che ne facilitano la proliferazione includono alte temperature, alta pressione atmosferica, condizioni di irraggiamento favorevoli e mare calmo per più di 10-15 giorni.
La tossina prodotta dall’alga, simile alla Palitossina, può causare malesseri nei bagnanti come riniti, faringiti, laringiti, bronchiti, febbre, dermatiti e congiuntiviti, soprattutto dopo mareggiate che favoriscono la diffusione della tossina nell’aria tramite aerosol marino. Inoltre, elevate concentrazioni di Ostreopsis ovata possono causare la moria di organismi marini come stelle di mare, ricci, granchi e cefalopodi.
Evitare la permanenza lungo le coste rocciose durante le mareggiate in caso di fioritura certificata di Ostreopsis.
Limitare il consumo di organismi marini come i ricci di mare, che potrebbero accumulare la tossina a causa della loro eco-biologia.
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